martedì 17 settembre 2013

Edwige Fenech




Gli uomini vengono da marte e le donne vengono quasi mai.
In teoria se gli uomini trattassero il clitoride delle donne come trattano il loro cusariello ci sarebbero milioni di donne più felici e soprattutto meno cacacazze.
Ma si sa gli uomini sono sciemi, come se avessero un cromosoma Buttiglione che ogni tanto viene a galla, mentre le donne hanno il cromosoma Bruke che ogni tanto le fa diventare zoccole.
Il problema principale è Beautiful, che anche se tu sei una plurilaureata in lettere e Mammasantissimismo e ci potresti intossicare la wuallera per ore con Caravaggio e Hikmet ritieni comunque verosimile il fatto che Ridge sia resuscitato svariate volte, come un Gesù Cristo iOS7.
E adesso e inutile che pensi:” ma chi io?..io non l’ho mai visto a Beatiful, nemmanco una puntata..” quello Beatiful si presenta sotto varie forme, tipo telefilm americani con musiche indie di ospedali, pronti soccorsi, con la gente che tiene quasi sempre lupus, i neri muoiono malamente,  e dove nonostante ci passano la gente con i peggio guai di malattie rarissime e mortali, gli infermieri, i dottori, i portantini ecc.. invece di curarli pensano solo a chiavare a turno tra di loro come i cunigli.   
Quello il masculo l’ha intuita (non capita) questa debolezza femminile e ne approfitta per estorcere prestazioni sessuali gratuite.
Per esempio una volta una mia amica mi disse che finalmente aveva trovato l’uomo dei suoi sogni, bello, romantico e che faceva il ricercatore, veramente affascinante come fatto, poi scoprì che invece lavorava all’aeroporto e lo lasciò, io l’avevo capito che lavorava all’ufficio oggetti smarriti, ma mi feci i fatti miei, in fondo non le aveva detto una bugia.
Perché quelli gli uomini pensano sempre alla stessa cosa, la patana, non tutti però c’è un 20% che invece non pensa a niente, proprio niente niente che quando tu gli chiedi “Amore ma che hai? A Cosa stai pensando?” e quello ti risponde “Niente niente” quello veramente non sta pensando a niente, schermo nero, buio totale, i più bravi riescono a visualizzare anche il puntino rosso dello stand-by.
Comunque è facile riconoscere quelli che fanno i carini solo per avere la patana, si lavano.
Inoltre:
1-     regalano fiori che nella mente di uomo significa “ uà ti devo regalare delle cose tagliate sotto, morte, che dopo tre giorni puzzano di cimitero e che costano una semmana di fatica… una bella cascetta di triglie!?.. che ce le facciamo indorate e fritte e ci arricriamo?”
2-     notano cose tipo che sei stata dal Parrucchiere che nella mente dell’uomo significa “ buon per te, è una questione di igiene, ogni tanto lo devi fare, pure io l’altro ieri mi so tagliato le unghie dei piedi e mica tagg venut a romper o’ cazz a te? e poi se ti facessi la ceretta con la stessa frequenza con cui vai dal parrucchiere me ne accorgerei sicuramente, tieni una rattacasa miez e cosc.”
3-      Fanno complimenti tipo “Come stai bene stasera!” che nella mente di un uomo significa “ma perché sei stata male? Mi spiace, rimettiti presto”

Che infatti se un uomo vorrebbe fare un complimento sincero uscirebbe fuori una cosa tipo: “ lo sai, ieri masturbandomi ho pensato a te!”. Che molte di voi staranno pensando “vabbuò fai schifo proprio all’umanità” invece questo è il più bel complimento che un uomo potrebbe farvi e vi spiego il perché:
 Partiamo dal fatto che tutti gli uomini si masturbano o si sono masturbati in passato, TUTTI, rassegnatevi all’idea, anche papà, il tuo fratellino, o’ nonno, il parroco, i papi, i poeti, i santi e i navigatori (quest’ultimi forse un poco di più) e se per caso tenete un fidanzato che a letto dura più di 5 minuti e lo trovate sotto la doccia a masturbarsi, mi raccomando non dite niente, donne fortunate, ditegli “amore lavati la capocchia alla velocità che ritieni più opportuna” mi raccomando. 
Quelli della mia generazione, come tutti, hanno scoperto le gioie dell’onanismo in piena pubertà, cioè verso i 13 anni, solo che i 13 anni di una volta non sono come quelli di adesso. Un tredicenne dell’epoca era ancora un mezzo bambino che pensava solo a giocare a pallone però gli prudeva malamente, inoltre all’epoca i mezzi di supporto erano scarsissimi, non come adesso che basta che scrivi “enel energia”su google o su emule e ti escono porchiacche di tutti i tipi, anche a pois. Il massimo era il giornaletto zuzzuso che il giornalaio però vendeva solo ai maggiorenni, quindi quando non riuscivamo a corrompere con le sigarette a Ciro O’Pazz, noto barbone locale, a fare le nostre veci, non ci rimaneva alternativa che lavorare di fantasia e mettere i miniciccioli nelle sigarette di Ciro O’Pazz.
Essendo ancora mezzi bambini, avevamo ancora una fantasia smisurata, non corrotta da playstation, marketing, x-box ecc..  quindi quando decidevamo di fare all’amore con noi stessi ne venivano fuori sceneggiature che manco nel meglio Harmony, tipo che tu eri caduto dal califfone e ti eri spezzato tutte le ossa del corpo umano e ti avevano ingessato tutto da capo a piedi, tranne là, e all’ospedale la tua infermiera era di una bellezza esagerata, spesso abbondante di petto, e che per controllare come stavi doveva per forza esaminare l'unica parte del corpo scoperta.(tutti i diritti sono riservati).
Quella infermiera in realtà non esisteva, non l’avevi mai conosciuta e nemmeno mai vista, te l’ha inventavi tu, i tratti del viso, i capelli, le misure del corpo ecc..  era per te la donna perfetta, la più bona dell’universo, la dea della bellezza.
Quindi quando uno ti dice “Ieri masturbandomi ho pensato a te” non solo ammette di aver rinunciato a qualsiasi supporto porno per usare l’immaginazione (cosa già di se apprezzabile) ma ti sta dicendo che quella donna, la donna dei suoi sogni da sempre, la dea della bellezza, adesso per lui sei tu. E potrebbe mai esistere complimento più bello di questo?... forse si... tipo “lo sai... somigli vagamente a Edwige Fenech..” ma nessun uomo sano di mente oserebbe mai dirlo.   

venerdì 30 agosto 2013

L'Origine dei Detti Napoletani - Volume 1



Negli anni 60 Ischitella è un lussuoso luogo di villeggiatura oltre ad essere un grazioso borgo di pescatori, capitò che nel 1965 per puro caso si ritrovarono in vacanza tutte insieme le mamme dei futuri deputati del PDL.

E fu a quel punto si verifico un vero e proprio cataclisma, praticamente quando le mamme di futuri deputati del PDL si buttavano a mare per farsi il bagno dopo un po’ che stavano ammollo le si vedeva sobbalzare cacciando dei gridolini tipo “uh..uhuh..uuuuh”.

Il giorno dopo i pescatori buttarono le reti in mare è non presero nemmeno un pesce, e così il giorno dopo e il giorno dopo ancora, cosicché presi dalla disperazione decisero di riunirsi per trovare una soluzione; uno dei pescatori si ricordò che in paese viveva una vecchia star locale che si era ritirata dalle scene proprio nel suo momento di maggiore fama senza un preciso motivo, costui era un cantante rockabilly che faceva le cover di Elvis, Bobby Solo, Little Tony ecc.. per gli americani che nel dopoguerra venivano in villeggiatura qui da noi, e nonostante l’inattività aveva  ancora un grosso seguito. Allora decisero di andare da lui per chiedergli di organizzare il suo trionfale ritorno sulle scene in un concerto per raccogliere fondi per i pescatori in difficoltà. Il cantante in questione era il famoso Riccardo Marinato in arte Rick Marenare che però prima di dire si però si prese un lungo periodo di riflessione. Per questo si diffuse nel paese il modo di dire tutt’ora in uso: “ O Rick Marenare ..o Pover Piscator!”



Nell’800 la carne era un bene di lusso, il popolino non potendo ovviamente permetterselo aveva inventato tutta una serie di credenze popolari intorno a esso che per lo più riguardavo la perdita del senno. Forse inoltre queste credenze erano anche fondate, perché non esistendo ovviamente allora i controlli, il frigo, l’asl ecc.. la mucca pazza regnava incontrastata tra i consumatori di carne. Proprio per queste credenze i macellai avevano enormi difficoltà ad arruolare garzoni, giovani di bottega ecc disposti a lavorare a contatto con la malefica carne per tutto il giorno, quindi spesso erano relegati a fare questo lavoro i giovani più cretini e deficienti del paese. Essendo un bene di lusso poi la carne doveva essere sorvegliata anche la notte per evitare eventuali furti e spesso questi garzoni erano costretti a dormirci sopra per sorvegliarla. E da questa usanza che si diffuse il simpatico modo di dire: “A Carn Asott e E’ Maccarun Acopp”.



Non tutti sanno che prima dell’avvento dei motori a scoppio le persone come mezzo di locomozione non usavano solo i cavalli, i carri ecc.. ma era consueto, specialmente tra le classi meno abbienti, il trasporto in braccio o sulle spalle. Spesso svolgevano questa attività i giovani più robusti che in cambio di un “biglietto” (una banconota) ti trasportavo in braccio da un luogo all’altro. Quando poi un paio di generazioni dopo nacquero le automobili, gli autobus, i tram ecc i giovani si ricordavano dei loro antenati che svolgevano tale attività in tempi non sospetti e orgogliosamente esclamavano il modo di dire in uso ancora oggi. “si o'Nonno tenev e Rote er nu Tram”



Negli anni trenta nacquero i ladri d’appartamento, spesso e volentieri si trattava di vere e proprie bande di criminali che accedevano agli appartamenti delle vittime soprattutto passando per la rete fognaria oppure dagli scantinati ecc… tutti luoghi comunque molto bui, per questo inventarono quello che oggi è comunemente conosciuto come Gruppo Elettrogeno ma allora era a manovella e si chiamava  “O’Lume A’Pugnett”. Gli addetti all’uso del Lume erano due e insieme formavano il cosiddetto “Palo”, che non è, come molti erroneamente pensano, la sentinella della banda che avvisava nel caso arrivassero le forze dell’ordine, ma semplicemente deriva da “Palo della Luce”.

Il “Palo” era composto da: l’addetto all’uso della manovella; di solito il più famoso masturbatore del quartiere, e da  colui che reggeva la Lanterna, e data la luce accecante del marchingegno di solito era un non vedente. Da ciò deriva il modo di dire “A Lanterna Man e Cecat”.



Negli anni 50 erano molto diffuse le case di tolleranza, però purtroppo nel dopoguerra e con l’avvento del boom economico era molto difficile trovare giovani carine disposte a imparare il mestiere più vecchio del mondo, quindi spesso erano delegate alla prostituzione anche donne non di bellissimo aspetto. Al massimo ogni casa di tolleranza poteva permettersi il lusso di avere nel suo staff solo una giovane dall’aspetto gradevole, e spesso i bordelli se le contendevano come accade oggi con le squadre di calcio e i calciatori. Essendo ovviamente molto richieste ai clienti capitava di poter inzupparsele molto raramente ed era considerato quasi un terno all’otto. Da qui il detto: “Pigliat a Bona ca a Malament nun manca maje”.



Come è noto negli anni 50-60 le famiglie erano molto numerose e spesso vivevano al limite della miseria. L’igiene personale non era ancora concepita come oggi ma il benessere economico cominciava a far avanzare pretese al riguardo soprattutto alle donne, da sempre più attente all’igiene. Purtroppo spesso nelle case c’era un solo bagno o addirittura esistevano i bagni condominiali. Quindi succedeva che un giovine quando aveva appuntamento galante con una ragazza dovesse comunque aspettare il proprio turno per la toletta, e quindi spesso e volentieri era in ritardo ed era costretto ad arronzare l’igiene intima e pur sapendo che alla fidanzata ciò non sarebbe piaciuto, ed avrebbe procurato una lite, usciva comunque commentando rassegnato “Ascimm a Pisc Fetient”



C’era una volta la mamma di Silvio…. Vabbuò nun da rett…

“Ngnik Ngnak int a Buttegl”

mercoledì 28 agosto 2013

La Sacra e Segreta Arte del Filmino di Matrimonio



Nonostante negli ultimi anni sia stato devastato dalla regressione culturale crescente(come un po’ per tutto d’altronde), il filmino del matrimonio è una vera e propria forma d’arte, che ha avuto il suo massimo splendore negli anni 80 e inizi anni 90.
Avendo io un fratocuggino maestro in quest’arte cinematografica cameraman a TeleA da 30 anni , sono venuto a conoscenza del fatto che in realtà si trattava di una vera e propria forma d’arte sacra, con dei precetti ben precisi che andavano rispettati minuziosamente, un po’ come per il teatro giapponese, per non incappare nella blasfemia infamante delle anteprime a via Caracciolo.

I creatori dell’opera dovevano essere tre; detti volgarmente fotografi dovevano essere di sesso maschile e circoncisi :



  • Il Cameraman: di solito il più anziano che custodiva e elargiva con parsimonia i segreti artistici della sacra arte agli altri due elementi.
  • L’ addetto alle Luci: di solito il più giovane che stava per tutto il tempo col braccio alzato per tenere il faretto di 300.000 watt che poteva illuminare da solo mezzo campo di calcetto.
  • L’amico a scrocco: per lo più figurante intento solo a mangiare a sbafo come un puorco, figura apparentemente inutile ma di grande valore tradizionale.



I tempi della realizzazione erano scanditi da segnali ben definiti ma sempre uguali tipo: il momento in cui tutte le donne presenti si toglievano le scarpe sotto al tavolo oppure dopo il terzo bambino andato al pronto soccorso o infine quando il secondo zio ubriaco cominciava a fare il rattuso, ecc.

Fondamentali inoltre erano le musiche che includevano al massimo una ventina di pezzi ognuno dei quali doveva accompagnare un momento ben preciso della messa in opera della rappresentazione artistica.

Vi espongo di seguito un esempio classico di rappresentazione della sacra e segreta arte del filmino di matrimonio:

 

scena 1. location: casa della sposa.
musica: una a scelta tra:

primo piano della sposa con stacco nello specchio sul commò.
sposa con truccatore e/o parruchiere gay che fanno battuta e lei ride.
sposa schiata sul letto a tipo bambulella di capodimonte con pugno sul mento e sguardo sfuggente.
entrata della suocera palesemente imbarazzata che consegna  buchè alla sposa gesticolando col regista per capire dove mettersi.
carrellata effetto seppia spalliera del letto, sposa, armadia e di nuovo specchio commò. 
entrata genitori che si schieano a tipo fotografia.
asciuta della sposa dal palazzo con tagliata del nastro del papà e stacco della musica per consentire l'audio originale degli schiamazzi delle vaiasse che lanciano il riso. 
carrellata in bianco e nero della machina d'epoca addubbata a festa.
primo piano criaturo adibito a paggietto che dice palesemente una malaparola.

scena 2. location: casa dello sposo.
musica. una a scelta tra: 
 
                                      

sposo che si fa appuntare la cravatta dalla mamma.
sposo che si sfila e poi si rimette la giacchetta.
sposo che tiene giacchetta sulla spalla.
(basta così perchè si sa che lo sposo in quella giornata è solo una comparsa)

scena 3. location: chiesa.
musica: una a scelta tra:




carrellata chiesa mentre la gente si appiccica per accappararsi le panche migliori.
arrivo della sposa con scesa dalla machina e criaturi gironzolanti.
stacco musica con trasuta della sposa in chiesa accompagnata da una a scelta tra: 

carrellata sugli invitati dormienti con
primo piano scambio anelli con battutina standard prete.
eventuale stacco musica per scambio promesse.
asciuta della sposa con lancio riso rallenty a sfumare. 

scena 4. location: buttati in mezzo a una via.
musica: due a scelta tra: 




ripresa dalla machina cartello uscita autostradale.
ripresa scoglio, mare,gabbiano che vola, vespa che impenna.
sposo che fa scendere sposa dalla machina.
sposi abbracciati di lato con carrellata sul panorama.
sposo che fa fare caschè alla sposa.
sposi schiati per terra.
primo piano sposi che si baciano con cambio inquadratura su cofano mercedes.
sposi che si tengono per mano che si arritirano.

scena 5. location: ristorante.
musica: una a scelta tra: 





sposi che entrano con stacco musica per applauso.
sposi che si assettano e bevono sciampagna.
carrellata parenti che mangiano con: chiaturo che fa linguaccia, vecchia che si mette in posa, zio che sorride a frato del cazzo, cuggino che fa il figo fingendo di continuare a chiacchierare, zio che se ne strafotte della telecamera e continua a strafogare, famiglia ntussecata non si sa bene il perchè ecc.. 
sposi che abballoano su my way live on pianobar.
carrellata a scatti miezo alla gente che abballa.
sposi che bevono la sciampagna coi bracci arravugliati.
taglio torta con araputa di caiola palumbi. 
stacco su palumbi che volano e tramonto.
sposi che salutano da dentro alla machina.

titoli di coda con interviste ai parienti e backstage.
musica: una a scelta tra:




 

martedì 27 agosto 2013

COMUNICATO MOVIMENTO FILO FILO BORBONICO




Sudditi e pupulazione dellu Riame, na vota Napule era na capitale cunusciuta e apprizzata in tutta l’Europa per la qualità e la fattura delli suoi prudotti, ma da quande so arrivati li Piemuntese, e anche li cinise, la robba me par nzogna pe li casatelle.
E pure la stoffa nun tene chiù chillu vigore antico degne dello Riame delle Due Sicilie, lu cutone se rompe primma ancora di infelarlo pe dint all’ago, li cazune se scosane per mezzo alli pacche e comm antuppi pe vicino a nu chiuovo se sdruma tutto lu vestito.
Per questi mutivazione che noi del Movimento Filo Filo Borbonico chiediamo alla pupulazione di ribbellarse a queste soppruse, noi rivulimmo lu Filo Borbonico che era forte, resistiente e rubusto.

Viva o’ Re, Viva Li Sarte Borbonici, Viva Lu Filo Borbonico.

lunedì 15 luglio 2013

Mondi Paralleli Fratacchioni



A voi capita di chiedervi se gli uomini primitivi si rendevano conto della loro arretratezza? cioè ogni tanto pensavano “Ua Ma Nuje Stamm Nguajat!? oppure erano convinti che la clava fosse il massimo che il progresso e la mente umana potessero realizzare? … io quando mi drogo ci penso.

Poi mi chiedo se forse non stiamo pure noi in un’epoca primitiva, o quantomeno, come diceva il poeta, “un nuovo medioevo”, e non ce ne rendiamo conto, e ci pensiamo che un cellulare con una mela muzzecata sopra che non prende manco sotto al ripetitore e con tutta una serie di applicazioni che vanno dall’inutile all’incomprensibile all’unamerastrunzata sia il massimo che il progresso e la mente umana possono realizzare. Mentre ci sono ancora i tumori, l’aids, le guerre, la fame ecc. Ua Ma Nuje Stamm Nguajat!!

Comunque menomale che c’è la droga che non ci fa perdere la percezione di noi stessi e ci libera da questo annebbiamento totale che chiamano vita. Mo non voglio fare il filosofo ro’ cazz, tipo il Fabio Volo tossico però l’equazione è abbastanza semplice: Essere umano: macchina ultraresistente con ottimo rapporto consumo-profitto, non impara niente dalle proprie esperienze, dimentica tutto e in fretta, istintivamente egocentrico, aggiungici il Capitalismo, fatti un bombolone e ci arrivi pure tu.. “Ua Ma Nuje Stamm Nguajat!!”.

Per farsi venire questi pensieri allucinogeni però la droga da sola non basta, cioè anche se stai a livello “Uà fratacchione comm stai bell stasera cu sta cammisa!.. veramente è una polo” ci vuole comunque la location  e la situazione adatte per farsi queste domande tipo “Dio Esiste?” “Gli Alieni Esistono?” “Chi Cazz è Callejon?" ecc.. 

Cioè vi capita anche a voi ogni tanto di trovarvi in posti e/o situazioni dove non ti rendi conto se stai vivendo veramente o  se sei in una specie di Matrix ra strunzata, che ti aspetti da un momento all’altro che l’orologio della cucina comincia a squagliarsi e il pesce rosso zompa dalla vaschetta con una tigre in bocca mentre un puorco vestito da suora cerca di baciarti e ti passa davanti un folletto con un flauto infilato in culo che ti dice: “Uà fratacchione comm stai bell stasera cu sta cammisa!” e tu “Veramente è una polo… pure di quelle fetenti… Piazza Italia a 5,90€… ua fratacchione se ti piace così assaje ta pigl pur a te!.... devo vedere se tengono la XXXXXXXXXXXXXXS…pass nu poc o flauto!”.

A me questo fatto di sentirmi una via di mezzo tra Dorothy e Alice me lo fa spesso quando vado nei locali con i tronisti vestiti tutti uguali e le ragazze che ballano col la borsa sotto al braccio oppure quando vado al centro commerciale nel week-end.

Voi direte, vabbuò allor si scem tu, che cazzo ci vai a fare al centro commerciale nel week-end? E vabbuò allora parlamm e nun ce capimm.. l’essere umano…non impara niente dalle proprie esperienze…dimentica tutto e in fretta..ecc.. ma allor o vir che è come dico io?

Oltrepassare quelle porte scorrevoli e come attraversare uno strargate che ti catapulta in un'altra dimensione; la dimensione dello squallore schizofrenico.

L’effetto dell’aria condiziona gelida a 120km. sulla tua cervicale ti fa sentire un novello Neo che si inghiottito la pillola rossa insieme a una bustina di Aulin perché istantaneamente ti gira la testa e ti viene pure la nausea. Non tieni manco il tempo di dire Maronn aiutem che le tue gambe cominciano a camminare da sole senza meta, un po’ perché istintivamente la prima cosa che fai è cercare di scappare, un po’ perché sei inghiottito dal flusso di gente tipo corrente del golfo con al posto delle tartarughe e i pesci pagliaccio una nuova forma di vita accomunabile a degli “zombie cuozzi”.

Tutto quel caos che fornisce visioni allucinogene continue unito alla digestione della trachiulella hanno l’effetto di una paccariata ai neuroni manco se stessi sotto anfetamine e più o meno nella tua testa succede questo:

“ ua che burdell, dove andiamo? Da quella parte!! Avanz o per, ancora un po’, criaturo che piange, coppietta che si manea in pubblico,  chiattone con smanicato, signora leopardata, incidente tra carrozzini, criaturo che allucca, avanz o’ per, bella sta maglia, troppo cara, non me la posso permettere, bella sta maglia, il prezzo è equo, non me la posso permettere, bella sta maglia, il prezzo è buono, non me la posso permettere, criauturo che abbosca e poi piange, avanz o’ per, marito spaesato, marito che si apposta per trovare panchina, marito tirato a forza, marito con sbalzo di pressione in atto, marito che piange come un criaturo, avanz o’ per, coppia allampata, signora incinta con tubbo pringles, adolescenti che si rincorrono, uomo con rayban e cammisa aperta, adolescenti vestite da zoccole, criaturi che si picchiano tra di loro e piangono a turno, avanz o’ per, coppietta che mangia pizza su muretto, musica dal vivo di basi musicali, cantante che non ce la fa, suonatore di percussioni con zucchetto all’uncinetto, cover Pino Daniele, avanz o’ per, rissa fuori da McDonald, vecchia abbandonata su sedia, rissa per accaparrarsi tavolino, viecchio dormiente forse morto appoiato a carello, craituro che vota a faccia a terra e piange, avanz o’ per, coppia tronista lui trans lei, comitiva zitelle manc e can, compagnoni fratelloni criptochecche palestrati, canillo dentro carrello terrorizzato, suggettone ricco con femminone a seguito, criaturo nzevato gelato alla fragola che piange, avanz o’ per,  signora con tacchi a spillo, comitiva adolescenti ciuffati, odore di kebab, odore di McDonald, odore di scella sudata, odore di cesso, strascino per fila cesso donne, pozzanghere di pisciazza cesso uomini, papà che fa pisciare criaturo in braccio nell’orinatoio, criaturo che si piscia pe cuollo e piange, avanz o’ per, signore che fuma sigaro, signore con sigaretta elettronica spenta, commessa zoccola vestita da puttana, schermo gigante faccia di Cavani nacctuttcos, io che piango come un criaturo, fila cinema adolescenti baffo accennati, biglietti prezzo tariffa racket, sala 2 in fondo a destra, troppo in anticipo, sala vuota….ma che film ci dobbiamo vedere? Nient nu film magia, fantascienza, mondi paralleli cos.. ah agg capit…nu poc e pace … finalmente.”

lunedì 1 luglio 2013

Rosaria Urla



Rosaria urla, in modo spaventoso, come se la stessero torturando, quando arrivi al quinto piano e la senti, la prima cosa che pensi è “oddio cosa le stanno facendo” la seconda è “dove sono capitato”. Rosaria doveva essere una bella donna, adesso appare solo come una malata di mente su una sedia a rotelle, magrissima, coi capelli rasati e la testa piena di cicatrici, ma ha due occhi grandi, chiari. Rosaria urla, si lamenta come se qualcosa le stesse stracciando il cuore, urla i nomi di chiunque passi davanti alla sua stanza; infermieri, medici, visitatori abituali… ormai conosce tutti, è da più di un anno che è ricoverata qui, quando poi qualcuno si ferma a chiederle cosa vuole improvvisamente si calma e con una voce da bimba risponde sempre le stesse tre cose: “Cioccolata”, “gelato” oppure “mi accompagni giù?”. Rosaria urla, continuamente, non si ferma un attimo, per darle e darci tregua ho preso l’abitudine di comprare 5 tronky giù al bar dell’ospedale, la mattina, quando cerco di entrare, e spesso ci riesco, prima dall’orario di visita dei parenti, e quando proprio non ne posso più gliene do uno e lei passa in un attimo dalla disperazione più atroce ad una educazione docile e calma che non ti aspetti, smette di urlare e esclama pacata “grazie signore” e un attimo dopo ricomincia a strillare come se avesse un coltello conficcato in petto. Rosaria urla, disperata, è stata un po’ adottata da tutti qui al quinto piano, anche perché la sua unica figlia in più di un anno sarà venuta a trovarla solo un paio di volte, e l’ultima volta che venne Rosaria si accorse che indossava la fede, che prima non aveva, e allora cominciò a urlare più del solito, come se qualcosa le stesse stracciando il cuore, è forse quella volta lo stava facendo per davvero. Rosaria più di un anno fa ha scoperto suo marito a letto con un'altra donna e si è buttata dal terzo piano, da allora vive al quinto piano di questo ospedale. Io a Rosaria ci voglio bene.

Maria è molto timida, parla pochissimo, è più in carne rispetto a Rosaria tanto che ci sta a stento sulla sedia a rotelle, ed è quasi sempre depressa. Il fratello viene a trovarla tutti i giorni, Luigi, fa il pompiere e tante volte viene da lavoro ancora con la divisa addosso, è un omone col pizzetto dai modi un po’ rozzi che entra e esce da reparto senza che nessuno gli dice niente, forse per il timore che incute. L’ho vista piangere tante volte  Maria e mai ho sentito la sua voce, soprattutto quando il fratello la tratta un po’ male, ma lui è la classica persona che dimostra il suo affetto con la forza delle braccia e le ore di sonno mancanti, magari ha i modi un po’ bruschi ma è qui, tutti i giorni. Chiacchieriamo spesso io e Luigi, forse perché siamo simili, le classiche persone che ai “ti voglio bene” preferisco i metri di pizza quando sai che stasera a casa nessuno avrà voglia di cucinare. Solo una volta ho sentito parlare  Maria, quando ha visto Antonio, l’infermiere giovane, carino e gentile di cui è innamorata, quello che si prende le cazziate dal Primario perché non ci caccia dopo l’orario di visita, ci guarda e dice: “ può urlare quanto vuole, io non vi caccio!”, chissà qual è la sua storia di disperazione. “Maria hai visto c’è Antonio?!” urla imbarazzando anche me il fratello, e lei “Antò.. bicchiere..” intuisco che si tratta forse del bicchiere con le pillole che deve prendere, Antonio però è indaffarato, sta facendo il “giro” e le risponde distrattamente “Uè Maria dopo..dopo..” ma a Maria basta, e per la prima volta la vedo sorridere. Io a Maria, Luigi e ad Antonio ci voglio bene.

Sergio è il portantino, potrebbe essere il sosia di Nicola Di Bari, sembra uscito dagli anni 60 con tanto di occhiali con la montatura pesante e basette troppo lunghe, è magrissimo, a volte mi chiedo come fa spingere due pazienti con le sedie a rotelle insieme, chiama tutte le donne, anche le più anziane, “Signorina” e tutti gli uomini, compreso me, “Dottò”. Ha 2-3 battute standard che si gioca quasi tutti i giorni tipo “ adesso andiamo in discoteca!” quando porta qualche paziente a fare gli esami, oppure “oggi zuppa di cozze e alici fritte!” quando arriva il pranzo, nella vita reale non farebbero ridere nessuno ma qui diventano ossigeno puro e qualche sorriso, compreso il mio, lo rubano sempre. Sergio mi da sempre un “passaggio” sull’ascensore ad uso esclusivo del personale e una volta mi ha raccontato che suo figlio è stato in coma per 2 mesi. Io a Sergio ci voglio bene.

Le “tre Marie” sono tre sorelle che ho soprannominato così perché non ne ricordo i nomi, sono tutte e tre più o meno sulla cinquantina, vestono come se arrivassero dalla “Casa nella Prateria” e riesco a distinguerle solo perché una porta gli occhiali, un'altra ha i capelli corti e l’ultima ha i capelli lunghi. Accudiscono a turno il fratello Vittorio, uno di quelli che non si muove, non parla, mangia dal tubicino nel naso e l’unica cosa che sembra viva in lui sono gli occhi, tante volte c’ho chiacchierato con gli occhi di Vittorio, specie quando lo incrociavo in ascensore e magari entrava qualcuno e diceva “buongiorno” alle sorelle senza abbassare lo sguardo e salutare anche lui, i suoi occhi si incazzavano senza rattristarsi come a dire “non è che se non posso rispondere non mi merito neanche un buongiorno, maleducati!” e io con gli occhi gli davo ragione. Le “tre Marie” sono portatrici sane di ansia, riescono a farsi prendere dal panico anche per un ascensore che arriva un minuto più tardi, o per una finestra che non si chiude bene ecc.. è un ansia contagiosa, ma Vittorio sembra abituato ormai. Io alle “Tre Marie” e a Vittorio ci voglio bene.  

La signora Teresa ha due figlie, ha avuto un’operazione alla testa e non muove il braccio e la gamba destra, inoltre la sua malattia ha intaccato l’area del cervello che elabora il linguaggio, in pratica pensa a cosa vuole dire ma non riesce a dirlo, deve essere bruttissimo ma ha detto il dottore che poi recupererà, forse per questo spesso mi appare di una comicità ineguagliabile, chiama la figlia come a volerle chiedere qualcosa “Imma!!!....(silenzio)… uffa!” è diventa esilarante quando sostituisce quel “uffa” con qualche parolaccia pesante. Non mi conosce ma si fa spostare o mettere sulla sedia a rotelle da me. E questa fiducia da parte di una persona estranea ed anziana mi lusinga. Io alla signora Teresa e alle sue due figlie ci voglio bene. 

In un mese in questo ospedale ho sentito le storie più assurde e mi sono fatto più amici  che in 33 anni di vita, forse perché si respira un umanità che rende i rapporti umani più semplici o semplicemente come dovrebbero essere, come quando quel ragazzo che veniva da “fuori” si presentò in reparto coi suoi 4 figli tutti piccolissimi, il più grande forse aveva 9 anni non di più, e quando gli dissi “guarda che qui i bambini non li fanno entrare” lui mi spiegò che aveva fatto 4 ore di macchina e che sua moglie era lì ad assistere sua mamma in coma “ me li guardi tu per un po’?” e me li affidò senza sapere neanche come mi chiamassi, glielo lessi negli occhi quello che non mi disse “si vede, sei disperato quanto me, di te mi posso fidare” così nascosi i 4 bimbi dietro al distributore automatico e per tenerli buoni dovetti finire la mia scorta anti-UrladiRosaria di tronky.

Rosaria Urla, ma ho finito le scorte, Mamma è alla 502, mia moglie sta facendo le valigie, alle 15 arriva l’ambulanza, ci ha detto che vuole tornare a casa sua, dopo 6 giorni è morta davanti ai miei occhi. Voglio ricordarla così come è vissuta; amando e pensando prima agli altri, soprattutto quelli “più sfortunati”, e poi, solo un po’, a se stessa. Cià Mà.

martedì 14 maggio 2013

Le Bizzoche, Gabriele D'Annunzio.




Poesia inedita di Gabriele D’Annunzio scritta durante un suo soggiorno primaverile in quel di Torre Annunziata nel 1902.

Le Bizzoche.

Maggio, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra di Pompei le mie bizzoche1
Lasciano i vasci2 e vanno verso la maronna3:
scendono dal Vesuvio selvaggio
che è nero come la discarica di Terzigno4.

Han bevuto profondamente ai bar torresi5,
che sapore d’acqua sant’agata6
rimanga sui loro stomaci a conforto,
che lungo illuda la loro sete in via.
Spugnato hanno fresella di Gragnano7.

E vanno pel statale antica al piano8,
quasi come erbal Sarno fetente9,
con le vestaglie e gli antichi padri10.
O voce di colui che ntrasattamente
Jastemma tremolante la marina!11

Ora lungo la litoranea cammina12
La greggia. Senza arricciato13 è l’aria.
Il sole inchiomma14 sì la rasa capa15
Che quasi dal puparuolo16 non divaria.
Calpestio, dolci rumori di anche rotte 17

ah perché non si arritirano ste bizzoche18?







  1. Donne che ostentano in modo eccessivo e ipocrita la loro presunta fede cattolica.
  2. Abitazioni al pian terreno che si affacciano direttamente sulla strada senza finestre o prese d’aria a norma di legge.
  3. La madonna di Pompei. Il poeta si riferisce al Pellegrinaggio rituale a piedi verso il santuario di Pompei ricorrente ogni anno nel mese di maggio.
  4. famosa discarica storica del vesuviano già attiva nel 1902.
  5. torresi: di Torre del Greco e/o Torre Annunziata.
  6. Acqua Minerale famosa per il sui effetti anti-digestivi.
  7. Biscotto di grano duro tipico di Gragnano e incommestibile previo spugnamento con  abbondante acqua. Tipico pasto dei pellegrini mariani.
  8. presumibilmente il poeta si riferisce alla statale 268 San Sebastiano al Vesuvio – Angri.
  9. fiume famoso nel modo per il suo elevato tasso d’inquinamento.
  10. era d’uso già all’epoca trascinare con se i congiunti più anziani con la speranza che la eccessiva fatica potesse stroncarne qualcuno.
  11. tipica jastemma degli “anziani padri” prossimi al decesso.
  12. presumibilmente il poeta si riferisce alla litoranea di Torre del Greco.
  13. non ho la più pallida idea di come si traduca in italiano.
  14. vedi nota 13.
  15. era uso rasarsi i capelli in modo da avvertire meno la calura durante il pellegrinaggio.
  16. peperone. In questo caso presumibilmente di colore rosso.
  17. purtroppo data l’età avanza dei pellegrini erano frequenti gli incidenti ortopedici.
  18. brà gabriè.. stann ancor ccà..