martedì 20 febbraio 2018

Piazza Matteotti

Piazza Matteotti è l’unica piazza del paese non adibita a parcheggio abusivo, tempo fa era invasa dalla munnezza, non tanto tempo fa a dire il vero, poi il Comune ha risolto il problema mettendo dei paletti che impediscono ai trerruote carichi di sfravecatura di passare e scaricare, resistere però un cumulo di indifferenziato che ogni tanto viene appicciato in un angolo, poco prima di una piccola rientranza tra i palazzi usata come urinatoio pubblico, vorrei dire dai barboni o dai tossici ma in realtà un po’ da tutti.
Sullo sfondo la “Scuola Elementare Statale IV Circolo Plesso G. Matteotti” abbandonata da anni e a rischio crollo adornata con un murales artistico fatto durante una manifestazione contro il degrado urbano da un’associazione di figli di papà cummunisti che da un effetto inquietante quasi da scenario post-atomico all’armonioso degrado che invece regnava in questa piazza. Il portone in ferro della scuola è stato arrubato tempo fa è sostituito dal solerte Comune con dei pannelli in alluminio, la porta perfetta per una partitella di pallone, anche grazie al rumore assordante che ne scaturisce ogni volta che il SuperSantos la colpisce forte, aumentando così la soddisfazione del gol.  Oggi Piazza Matteotti è troppo piccola come campetto di calcetto per tutti i bambini che non sono andati a scuola, quindi come da tradizione si organizza un torneo, le regole dettate dal “Tocco” dicono che chi vince tra le due squadre in campo sfiderà in finale la squadra che è rimasta fuori a guardare. Tutta questa organizzazione rende il tutto quasi professionale e incute un autodisciplina ai pargoli inaspettata che inispiegabilmente li tieni lì a guardare i compagni che giocano in campo seduti sul muretto composti e ammutoliti.
L’evento speciale è sentito da tutti quindi come le grandi occasioni prevedono si procede alla messa al norma del campo spostando tutti i rifiuti sul cumulo appicciato nell’angolo anche se la presenza di una cacata di cane pregiudica per un attimo la regolarità del campo e accende un dibattito risolto dal più grande dei bambini che aiza la merda con un cartone e la azzecca a a capa sotta sul cumulo di munnezza, mettendola quindi in sicurezza.

La semifinale prosegue con slanci di entusiasmo agonistico immischiati a esercizi linguistici di una scurrilità ammirevole data la giovine età degli sportivi. Un rumore di metallo che si chiea all’itrasatto però richiama la mia attenzione, stamane ho parcheggiato incautamente tra i paletti della piazza, che ovviamente sono l’altra porta del campetto, e grazie a un gol da fuori area il centravanti mi ha stampato la scritta del SuperSantos nella portiera. Esito per un attimo, non vorrei rovinare l’evento sportivo così ben organizzato ma poi riflettendo giungo alla conclusione che un “MallanemaechitèBivv!” in questa situazione di perfetto degrado poetico ci starebbe proprio bene, lo lancio con dei tempi e una postura vocale ineccepibile, quasi teatrale, mi piglio un cuofeno di maleparole, volto le spalle e sorrido, sono felice di aver partecipato anche io.