lunedì 15 aprile 2019

Ricetta del Casatiello Scostumata

ATTENZIONE: POST LUNGHISSIMO E PIENO DI MALEPAROLE DASI CHE L’ARGOMENTO TRATTATO E’ DI SERIOSITA’ IMPONENTE:
O’ CASATIELLO.
Molti di voi mi hanno chiesto la ricetta del Casatiello.
Accussì.
Come ca niente fosse.
Senza rendersi conto che scrivere una ricetta del genere sul facebook avrebbe fatto implodere l’internet per la massa di cacamienti di cazzo che avrebbe attirato manco che il casatiello fosse il buco nero supermassiccio dei sciemi.
Quindi, premessa:
O’ Casatiello ognuno lo fa come spaccimmo vuole, come tutte le ricette casalinghe della tradizione ogni casa ci ha la sua e nessuna è sbagliata. Cercare di codificare universalmente la ricetta del casatiello è come dover decidere chi ha ragione sul Pataterno tra ebbrei, cristiani e mussulmani. Io vi conto come lo faccio io anticipando i commenti sciemi e le tarantelle indi per cui vi vado a illustrare:
LA RICETTA DEL CASATIELLO DI CASA MIA CON APPICCICHI INCLUSI.
(i commenti e gli appiccichi dei sciemi saranno illustrati in maiuscolo)
Per il mpasto:
1lt di acqua, 1,5kg di farina,1lievito di birra, 40 grammi di sale.
Sto ancora scrivendo il post è il primo sciemo già sta commentando: IN UNA PIZZERIA CON 1 LIEVITO DI BIRRA CI FANNO 500 PIZZE!
... e cacchec o cazz…
I scienziati della lievitazione so assai, i vidii di youtubbe hanno fatto danni che manco la LegaNord, e mo sient a cainateta che mentre fa la pizza chiena parla di idratazione, lievito madre, criscito, fermentazione, che fino a ieri nun sapeva fa manco nu panzarott senza farlo arapire.
Tempi di lievitazione di 24 ore, 48 ore, 72 ore, gente che impasta il casatiello alla befana, gente che rinnova il criscito di pappagone, gente che va a impastare direttamente sul cippo a forcella, la nonna che mentre aspetta il casatiello che cresce si chiede se riuscirà a mangiarlo e lascia comunque scritto sul testamento che la sua fella andrà ai nepoti etc.. etc..
QUELLO IL LIEVITO DEVE ESSERE POCO PERCHE’ E’ PESANTE, SI GONFIA NELLA PANCIA.
…mallanemaechitemmuort.. nzogna, salame, pruvulone, ova, pancetta.. o prublem foss o’ lievito?!
Quindi non esagerate come si faceva prima tipo 1 lievito ogni mezzo chilo di farina ma manco abbuffateci la palla che comunque diciamo in giornata uno il Casatiello se lo volesse mangiare senza aspettare che scade l’uovo di pasqua.
Per l’acqua e la farina le dosi sono indicative, se la nonna mi vedesse pesare l’acqua si facesse le croci con le mane storte, le quantità dipendono da troppi fattori: l’umidità nell’aree, la temperatura esterna, quella interna, quella corporea, se tieni i panni umidi stesi fuori al balcone, se il cano del vicino vi ha pisciato sul pianerottolo, se tieni il ciclo, se hai cambiato l’uoglio alla macchina  etc.. etc.. quindi dovete fare un poco a capa vostra. Insomma atà mpastà. Fino a quando la farina è ben incorporata e l’impasto non è troppo azzeccoso. Na ventina di minuti.
Io sciolgo il lievito nell’acqua a temperatura ambiente, qualcuno ci mette un poco di zucchero perché I LIEVITI SI MANGIANO GLI ZUCCHERI E AIUTA LA LIEVITAZIONE, anche se fosse, per una questione di ommità, il zucchero nel casatiello io comunque non ce lo metto manco se viene cristo in croce con la busta Eridiana in mano e lo zucchero che scorre dai pertugi.
Poi ci mettete la farina; in una ciotola o con la classica fontana, nzomm come cazz vulit vuje. Il Sale io lo metto quasi all’ultimo. Qualcuno ci mette l’olio PERCHE’ DEVE CUOCERE TANTO TEMPO E L’IMPASTO DEVE ESSERE BEN IDRATATO, io lo ritengo inutile perché tanto lo doveste squacchiare di nzogna.
A sto punto mettete il mbasto in una zupparella, arravogliatela dentro a un mesalo, e mettela in un angolo di muro; Sopra a una seggia, sopra al sicriterio, in coppa alla machina per cosere, basta che sta coperto e lontano dai spifferi. Fate conto che è un criaturo di pochi giorni con la brunchita. E scurdatavill per un paio di ore.
Quando l’impasto è raddoppiato lo arrevacate sul tavolo infarinato e cominciate a stenderlo, meglio a mano, ma se non ne tenete in cuorpo va bene pure il matterello. NO SI STENDE CON IL MATTARELLO CHE SI INIBISCE LA LIEVITAZIONE … bello, non disprezzando a voi ma a me con il matterello in mano la lievitazione non si è mai inibita.
Fate una bella pettola rettangolare dello spessore di un mezzo centrimento.
E poi viene la parte zuzzosa sporca rattosa.
La nzonga.
Se pesare acqua e farina è una chiachiellata, pesare la nzogna è proprio una dichiarazione di bottanellospurtiellismo.
La nzogna è a sentimento.
Dovete riempirvi le mane di nzogna e massaggiare sensualmente la pettola del mpasto fino a che non intostate. Le mani, la nzogna e il casatiello devono addiventare una cosa sola. Non siate avari di nzogna, sennò viene il casatiello tuosto, e capirete bene che in una situazione di sensualismo spuorco come questa ritrovarsi qualcosa di tuosto tra le mani non è una cosa omma. SI MA LA NZOGNA FA MALE ALLA SALUTE…
Intafessesoreta.. vi magnate le buste di patatine che se leggi gli ingredienti nientimeno che le patane non ci stanno e po ve fa impressione nu poco e nzogna!
A questo punto, quando lo strato di nzogna è ben distribuito, dopo che vi siete fumati una sigaretta, ci rattate sopra pepe nero e pecorino entrambi abbondanti che così si azzeccano ben bene sopra.
E poi passate alla mbuttunatura: 300 gr salame Napoli, 300 gr. Pancetta tesa, 250 provolone piccante, 250 provolone dolce, uova sode a piacere (almeno 4 /5).
Appiccio sulla mbuttunatura:
Mortadella: NO
Prosciutto: NO
Emmental: NO
Cicoli: se po fa.
I Cicoli io li preferisco in purezza, con sale, pepe, ricotta e un panino attuorno allimite una pizza fritta. Sulle lunghe cotture non li preferisco perché mi perdono tanto, si ammollano e addiventano quasi prosciutto cotto, se trovate i Cicoli secchi allò si, che mi mantengono di più la croccantezza, ma sono quasi introvabili.       
IO CI METTO SOLO IL SALAME DOC E LA PANCETTA IGP COSI’ VIENE PIU’ MEGLIO. A questo punto più che chiachiello si pop strunz. Se il pataterno ti ha dato l’agio di accattarti il salame da 50€ al kg, la pancetta del norcino e il provolone del monaco e tu li mietti dentro a un casatiello, allora fratello caro, si strunz. Informati. Ai tempi miei quando andavi dal casantuoglio e chiedevi del salame, isso, che era casantuoglio ommo, ti chiedeva se il salame era da mangiare a sulo o per cucinare, in tal caso ti dava quello più economico. Che comunque era buono. Il Casatiello è (e deve restare) un piatto povero, se mi inventate il Casatiello gurmè come avete arruvinato la pizza pigl e valigie e me ne vado cuncè, me ne vaco ncopp a na montagna, vado a fare il romito (cit).        
Purtroppo di questi tempi se chiedi quello economico è cazzo che ti danno il salame di topo e il capocollo di soya quindi optate per una cosa media, che non sia Salumi Briatore ma manco quelli del discount austroungarico.
Le Ove. Sulle ove l’appiccico si fa gruosso assai. Allivello di neoborbonici pignataro assessore borrelli radiazza interrogazione parlamentare. Ve lo riassumo un attimino:
Se metti le uova sopra allora è Casatiello se le metti dentro allora è Tortano.
Se metti le uova sopra e pure dentro allora si chiama casortano, se invece le metti dentro e pure sopra allora si chiama tortatiello. Se per caso fai un un casatiello e te lo mangi con le uova sode a parte allora si chiama tortano Pret a Porter. Se invece fai un tortano e te lo mangi con le uova sode a parte allora si chiama doppiotortano. Se invece ti mangi solo le uova sode senza casatiello o tortano allora si chiamano uova sode.
In definitiva la differenza tra tortano e casatiello è più o meno la stessa che passa tra pucchiacca e fessa. Dove la pucchiacca è quella coi pili sopra mentre la fessa è quella depilata. Ma fondamentalmente te stai magnann a stessa cosa. Quindi (in entrambi i casi) il consiglio è nun ce scassà o cazz e menati con la capa dentro. Quindi se ti piacciono le ove ce le mietti se non ti piacciono non ce le mietti, senza paura che viene Ferdinando di Borbone in sogno e ti cazzea.
Dopo che avete steso uniformemente la mbuttunatura sulla pettola si passa all’arravogliamento.
Il consiglio ommo è di lavarsi le mani nella nzogna; in pratica prima di arrotolare prendete la nzogna come ca fosse sapone e la spalmatela con cura su tutta l’epidermide della mane come fanno i chirurgi prima di operare. E con le mani belle unte cominciate ad arrotolare ripetendo l’unzione ad ogni piega. Se vi piace su ogni piega ci potete anche fare un’altra rattata di pepe.
A questo punto vi ritroverete uno strunzone di casatiello che deve diventare di forma ciambellica, ungete il ruoto (se non sapete cos’è il ruoto mi chiedo che ci fate ancora qui) con abbondante nzogna (savansadir) e riponeteci il casatiello con delicatezza. Poi con la mane a karatekid ci fate 4 solchi copra dove adagiate 4 ove crude. Se siete battezzati e vi siete confessati ci mettete le crocette di mpasto sopra sinnò no, per rispetto, sennò Gesù si piglia collera e non vi fa crescere il casatiello.
A questo punto lo riponete dove lo avete riposto prima a crescere, sempre coperto, stando attenti a non fargli prendere freddo, ma nemmeno a dargli a parlare, se non lo guardate popio è pure meglio che il casatiello in questa fase è scurnuso e delicato, se prima era un criaturo di pochi giorni adesso è un embrione al congresso delle famiglie. E scurdatavill un paio d’ore.
Il consiglio ommo è dopo due ore andare a controllarlo, senza farvene accorgere, vedete a che punto sta, e poi dopo ogni mezz’ora ricontrollare, se sta crescendo ancora lasciatelo stare, se non cresce più è arrivato il momento di infornarlo.
Prima di infornare, per paura che il colesterolo possa venire meno nelle cusuture, prendete dei piccoli riccioli di nzogna e come fosse un novello e rinsavito Mardizzi e il casatiello fosse il tramonto con papaveri lasciate pennellate abbondanti qua e là a rifinire la vostra opera d’arte.
Infornate a forno preriscaldato a 180 gradi per un oretta. IO INFORNO CON IL FORNO STATICO PERCHE’ I LIEVITATI CON IL FORNO VENTILATO NON VANNO BENE…
..ma accirt oì.. c’ecciss… moccammamt…
Sfornate e servite tiepido.
Colgo l’occasione per ricordare a quelli che fanno il casatiello vegan senza puorco che una chiavata senza femmina si chiama pescimmano.

Buona Pasqua. 

sabato 6 aprile 2019

Adelina

Quando ero criaturo mammà mi mandava a fare la spesa alle puteche. Allora non era come a mo che i criaturi si debbono accompagnare pure se dal corridoio devono andare nel cesso. Ci lasciavamo pascolare liberi per le strade in preda ai cacauffi senza farsi troppi problemi.
Mammà mi faceva la lista della spesa, molto dettagliata e ricca di particolari cromatici, tipo: VARRECCHINA AURORA BIANCA, AIACS TAPPO BLU, SAPONETTA SOLE GIALLA etc.. etc.. e non sia mai ti arritiravi a casa con l’AIACS TAPPO VERDE, dovevi tornare a portarglielo indietro non prima di avere avuto una solenne cazziata.
Allora io pigliavo la lista e le 10.000 lire e le stringevo forte in pugno, e poi cominciavo a correre. Correvo sempre da criaturo, correvo popio come un pazzo manco se qualcuno mi stesse sucutiando per pigliarmi a paccheri, cosa abbastanza probabile tra l’altro.
E così arrivavo sano e salvo da Elisa La Modellista;  puteca di tessuti, tendaggi, aghi, cutone, cerniere, buttuni, caramelle, giocattoli e detersivi. A Pasqua ci potevi trovare le uova di cioccolato e a Natale i diavulilli per gli struffoli. Diciamo che all’epoca (pure mo a dire il vero in alcune zone di Napoli) la categoria merceologica era lasciata molto al libero arbitrio.
Elisa la Modellista, signora anziana mitologica a cui tutte le donne che si cimentavo nella sacra arte del cosere facevano riferimento, una specie di StivGiobs delle sarte per intenderci, curava solo il reparto tessuti, mentre il reparto detersivi era gestito dalla figlia Adelina.
Adelina teneva gli occhi azzurri (una rarità dalle mie parti), i capelli biondissimi (una rarità dalle mie parti), e doje zizze tante oì!  (una rarità dalle mie parti). Anche se a sette anni non è che avevamo ancora certi istinti eravamo comunque attratti da quella figura fiabesca, quasi fosse una fata o una principessa… nun è over… quelli della mia generazione già a 7 anni era stati unti dal sacro fuoco della rattusamma. Ma comunque non ce ne rendevamo conto ancora appieno.
Adelina prendeva la lista dalle mie mani quasi schifata, e poi cominciava a portare dagli scaffali al bancone tutti i detersivi richiesti, dopo di che prendeva il foglio di un quaderno a righi, lo piegava, ne strappava la metà, e cominciava a fare il conto. Operazione tra l’altro inutile perché mammà sapeva i prezzi a memoria e il conto ce lo aveva già fatto per paura che vedendo a un criaturo i putecari mi facevano fesso. E non sia mai Adelina o chiunque altro mi avessero fatto pure 50 lire sarebbero stati sputtanati in tutto il paese nell’arco di 15 minuti netti e costretti a chiudere l’attività a furor di popolo.
Adelina ci metteva un poco di tempo a fare il conto, evidentemente non era andata troppo a scuola, e faceva i numeri grossi e pieni di ghirigori, poi prendeva i detersivi e faceva una cosa strana; sul bancone teneva una catasta di quotidiani vecchi e cominciava a incartare i detersivi uno alla volta.
Io rimanevo incantato dai movimenti lenti della mani di Adelina, ogni piega, ogni strappo di scotch, ogni movimento del capo, mi procuravano un brivido lungo la schiena e una sensazione di pace mistica tanto era la cura che Adelina ci metteva nel farlo.
Poi Adelina schiattava tutto nella busta e il resto quasi me lo tirava appresso spesso dicendomi qualche malaparola. All’epoca i criatuti venivano maltrattati a schiovere, forse per preparaci alla vita di merda che ci aspettava.
Per molti anni mi sono chiesto perché Adelina mi incartava i detersivi, poi crescendo l’ho capito; All’epoca c’era il culto della riservatezza, tutti si facevano i cazzi propri, nessuno escluso, quindi Adelina incartava i detersivi perché nessuno per strada doveva capire quello che io avevo comprato, magari facendomi i conti in tasca etc.. etc..  
A me questa cosa antica un poco mi è rimasta, questa remora ad esporsi per forza, questo voler avvolgere la propria vita per proteggerla anche solo dagli sguardi altrui.

In pratica questo lungo racconto solo per dirvi che vi dovete fare una carrettella di cazzi dei vuostri.