venerdì 26 luglio 2019

La Botta Nello Sportiello

L’altro giorno si è schiattato un trerote nella machina.
È asciuto da una traversa senza guardare, ho provato a scansarmelo ma niente, si è schiattato nella ciancata sinistra.
Stavo sentendo nelle cuffiette Let it be nella splendida versione di Leo Sayer ma la citazione alla ben più nota cover di Nino D’Angelo è stata pressoché spontanea.
Quando sono sceso mi sono accorto che alla guida del trerrote c’era un giovine di fatica; forse giovane di cardarella o più probabilmente giovine di sapunaro/fierro viecchio/piccoli traslochi/sgombero cantine/vendita di droghe leggere al dettaglio.
Il quale a dire il vero è stato molto educato nel rivolgersi a me:
“Oh Maledetto sia l’altissimo! Egregio Signore le porgo le mie più sentite scuse per l’increscioso atto sciagurato testè accaduto, sono stato distolto dall’attenzione alla guida in quanto ero intento a mandare una missiva elettronica a codesta gentil donzella dai facili costumi e non mi sono affatto accorto della sua venuta, Oh Maledetta sia la Madre di nostro Signore!”
Al che io:
“Gentile Giovine, che l’anima dei tuoi avi defunti ti guidi a più discernimento nella scelta delle tue azioni. Oh che infausto giorno che è rischiarato. E dire che io stamane ne avevo il sentore. Oh Nostra Signora di Pompei, perché ad ogni sorgere del sole mi dai la forza e il sostentamento di  rivolger lo sguardo sul nuovo dì e non poni invece fine alle mie sofferenze accompagnandomi nottetempo verso una dolce morte?!”
E lui:
“Egregio Signore colgo l’occasione per informarla che purtroppo il mio autoveicolo è momentaneamente sprovvisto della copertura assicurativa obbligatoria prevista dal codice della strada a causa di mie lievissimi problemi di liquidità, come potrete facilmente intuire. Vorrei altresì renderle noto che il sottoscritto è un rampollo di una nota e nobile casata della zona, aimè famosa per la sua prelazione verso il malaffare e i fatti di sangue, quindi la diffiderei, per il suo bene, dal compiere qualsiasi atto di rivendicazione, se pur legittima, per eventuali danni materiali o immateriali”
A quel punto il mio animo di gentiluomo ha preso il sopravvento:
“Oh, baldo giovine, intuisco la tua triste condizione e me ne rammarico, per questo ho deciso di concederti magnanimo il mio perdono. Porgi gentilmente i miei più affettuosi saluti ai tuoi nobili familiari, riprendi la tua strada e più non dimandare”
“Buona Giornata”
“Buona Giornata a lei”
… era popio un giovine cortese e educato.
Comunque non è stato chissà quale danno, perché, non disprezzando a voi, la mia machina tiene 18 anni, 280000 km, e sta tutta allazzariata che fosse per me i carruzzieri facessero la famma.
Però mi si è venuto a creare sull’autoveicolo uno strano fenomeno.
L’ammaccatura provocata dal trerrote fa si che le lamiere dello sportello e del parafango si tozzino, quindi ogni vota che apro la portiera si sente una botta non indifferente.

Mo’ siccome che io ho una reputazione di ommità da difendere non vorrei che la gente pensasse a male quindi vorrei chiedervi: Secondo voi debbo andare dal carrozziere e rifondere una cosa di soldi o mi tengo la cosiddetta botta nello sportiello?         

martedì 9 luglio 2019

Piscia, Criaturo, Piscia.


L'altro giorno un criaturo si è avvicinato a bordo piscina, si è acalato il costumiello e con il piscitiello tra le manine ha pisciato nell'acqua. Ovviamente la mamma lo ha sucutiato e picchiato. Magari era stata popio essa alla richiesta del bambino "mamma debbo pisciare!" A rispondere "mi sfatereo di portarti al cesso, piscia in piscina!" E il criaturo ha eseguito. Aveva la faccia di quello che ha abbuscato ma ancora non capisce perché. Caro criaturo, volevo dirti che hai ragione tu. Tutti pisciano in piscina; viecchi, giovini e criaturi. È vero criaturo caro, io stesso ci piscio, nella piscina dei criaturi, dove tu fai i tuffi, mi avvicino circospetto fino a che non mi arriva l'acqua alla vita, mi metto con le mani ai fianchi, posizione Mussolini e/o Pisciaturo, e faccio finta di chiamare figli che non esistono "Genoveffo! Sositi che hai fatto le rappe alle dete!" Poi dopo faccio due tre flessioni per scutuliare e mi arritiro scapuziante dicendo "Questi criaturi non stanno popio a sentere!".
Oggi, criaturo, hai imparato che cosa è l'ipocrisia. La vita è tutto un pisciarsi per cuollo uno con l'altro. Tutti lo fanno. Tutti lo sanno. Ma non devi mai farlo o dirlo apertamente. Mo sta a te scegliere; crescere oppresso dalle convenzioni sociali e pisciare di nascosto oppure cacciare il pesce e pisciarci in faccia. Perché è come pensi tu, hai ragione criaturo, la pisciazza è comunque pisciazza, che tu la nasconda oppure no.

mercoledì 22 maggio 2019

Una vita sulagna.

Vivo una vita sulagna. Ho eliminato consapevolmente qualsiasi contatto umano, non ho amici, limito i contatti con i parenti alle feste comandate, evito di uscire di casa se non strettamente necessario, tipo per andare a fare la spesa o al pronto soccorso. Sono felice della mia scelta di vita, non mi lamento, anzi, tutti i giorni ho conferme continue al fatto che sia stata una scelta più giusta. Capita a volte però che per forza di cose debba inoltrarmi in contesti sociali che prevedono anche un minimo contatto umano. Non mi da fastidio, lo faccio volentieri, anche perché riesco sempre a mantenere un distacco quasi scientifico nei confronti di questi curiosi animali che voi chiamate persone.
Stamane, per esempio, si è scassata la machina e ho dovuto accompagnare le creature a scuola a piedi. Al ritorno ho visto il solito stormo di mamme pancine starnazzanti sedute ai tavolini fuori al bar, puoi udire il loro chiacchiericcio bisbiglioso a centinaia di metri di distanza, si muovono alternanti con movimenti bruschi del busto tendenti, quasi minacciose, l’una verso l’altra ed emettono una raffica di inciuci non indifferente difficilmente decifrabili da altri animali, nel mentre bevono il loro caffè lungo macchiato freddo alla nocciola e cacao amaro che farebbe venire la sciorda anche a un ippopotamo stitico al primo sorso. Ho notato in loro uno strano comportamento; al passare di un altro essere umano esse si bloccano e si ammutoliscono all’unisono come le cicale, riprendono una posizione semieretta e assumono una espressione a metà tra Angelo Rizzo, Berlusconi in Calore e Bombolo e fanno partire una specie di scanner laser invisibile che però la vittima passante può sentire muoversi addosso distintamente dalla punta delle scarpe fino all’ultima ciocca di capelli, che in pochi secondi immagazzina tutti i dati utili ad iniziare un eventuale prossimo inciucio/pettegolezzo/cufecchia. Stamattina ci ho dato soddisfazione: Scarpe inzavate, tango la stessa tuta da 3 giorni con la felpa con la cerniera rotta e la tasca scusuta dalla quale si intravedono una mappata di muccaturi spuorchi causa allergia, non mi faccio la barba da sabato e non mi sono manco lavato la faccia. Lo scanner laser deve però avermi classificato come zincaro e/o barbone, quindi immune da inciucio, e le pancine deluse sono tornate quasi subito al loro moccaccino marocchino tiepido lassativo. Qualcuna deve avermi anche riconosciuto, magari mi ha visto altre volte prendere le creature fuori da scuola, ma non mi ha salutato perché non ero in compagnia di mugliera e il codice etico della pancina non concepisce come moralmente adeguato salutare un uomo ammogliato non accompagnato da consorte perché potrebbe essere interpretato come segno di civetteria dagli astanti.
Una giovine studentessa vestita come un trans brasiliano che deve esibirsi alla Sonrisa dopo la pasta e fagioli con le cozzeche alla comunione del figlio del boss locale, probabilmente in procinto di andare a sostenere un esame universitario, mi intravede e cambia marciapiede, ritenendomi preventivamente indegno di eventuali sguardi rattusi in quanto, come già sopra descritto, non indosso camicie aperte clayton con i pili rasati in bella vista, occhiali cinesi Guccio, pantaloni taglia 58 slimfit a zompafuosso, mocassini scamosciati color pastello e non ho fatto dieci lampade negli ultimi sette giorni.
Un viecchio parcheggiato in divieto di sosta con la sua panda giallo canarino (ci deve essere una convenzione fiat/inps/canarini) tiene lo stereo a tutto volume sulle informazioni del traffico che segue con una certa apprensione emettendo una sequenza jastemma/imprecazione politica/colpa immigrati quasi litaniosa quando viene a sapere che ci sono code sparse sull’A1 tra Roncobilaccio e Barberino in direzione Sud nel mentre io mi domando se quella panda ha mai varcato i confini della provincia di Napoli o meglio se ha mai superato le colonne d’Ercole del Santuario di Pumpei.
Mi arriva l’ennesimo sms dalla tim.  Dopo che ho disdetto l’offerta a causa del mio stile di vita che mi rende quasi superfluo l’uso del telefonino me ne arriva uno al giorno dove la tim mi offre minuti, giga e tante altre cose completamente inutili ribassando continuamente il costo che comunque per qualcosa di inutile è pur sempre troppo.
C’hanno nu poco rutto o’ cazz.
Li chiamo.
“Pronto Tim?”
“Salve sig.Saittello ci chiama per l’ultima offerta che le abbiamo mandato?”
“Si si, come no, Gentilmente mi disattivate pure la connessione dati e gli sms. Grazie. Buongiorno”         

lunedì 15 aprile 2019

Ricetta del Casatiello Scostumata

ATTENZIONE: POST LUNGHISSIMO E PIENO DI MALEPAROLE DASI CHE L’ARGOMENTO TRATTATO E’ DI SERIOSITA’ IMPONENTE:
O’ CASATIELLO.
Molti di voi mi hanno chiesto la ricetta del Casatiello.
Accussì.
Come ca niente fosse.
Senza rendersi conto che scrivere una ricetta del genere sul facebook avrebbe fatto implodere l’internet per la massa di cacamienti di cazzo che avrebbe attirato manco che il casatiello fosse il buco nero supermassiccio dei sciemi.
Quindi, premessa:
O’ Casatiello ognuno lo fa come spaccimmo vuole, come tutte le ricette casalinghe della tradizione ogni casa ci ha la sua e nessuna è sbagliata. Cercare di codificare universalmente la ricetta del casatiello è come dover decidere chi ha ragione sul Pataterno tra ebbrei, cristiani e mussulmani. Io vi conto come lo faccio io anticipando i commenti sciemi e le tarantelle indi per cui vi vado a illustrare:
LA RICETTA DEL CASATIELLO DI CASA MIA CON APPICCICHI INCLUSI.
(i commenti e gli appiccichi dei sciemi saranno illustrati in maiuscolo)
Per il mpasto:
1lt di acqua, 1,5kg di farina,1lievito di birra, 40 grammi di sale.
Sto ancora scrivendo il post è il primo sciemo già sta commentando: IN UNA PIZZERIA CON 1 LIEVITO DI BIRRA CI FANNO 500 PIZZE!
... e cacchec o cazz…
I scienziati della lievitazione so assai, i vidii di youtubbe hanno fatto danni che manco la LegaNord, e mo sient a cainateta che mentre fa la pizza chiena parla di idratazione, lievito madre, criscito, fermentazione, che fino a ieri nun sapeva fa manco nu panzarott senza farlo arapire.
Tempi di lievitazione di 24 ore, 48 ore, 72 ore, gente che impasta il casatiello alla befana, gente che rinnova il criscito di pappagone, gente che va a impastare direttamente sul cippo a forcella, la nonna che mentre aspetta il casatiello che cresce si chiede se riuscirà a mangiarlo e lascia comunque scritto sul testamento che la sua fella andrà ai nepoti etc.. etc..
QUELLO IL LIEVITO DEVE ESSERE POCO PERCHE’ E’ PESANTE, SI GONFIA NELLA PANCIA.
…mallanemaechitemmuort.. nzogna, salame, pruvulone, ova, pancetta.. o prublem foss o’ lievito?!
Quindi non esagerate come si faceva prima tipo 1 lievito ogni mezzo chilo di farina ma manco abbuffateci la palla che comunque diciamo in giornata uno il Casatiello se lo volesse mangiare senza aspettare che scade l’uovo di pasqua.
Per l’acqua e la farina le dosi sono indicative, se la nonna mi vedesse pesare l’acqua si facesse le croci con le mane storte, le quantità dipendono da troppi fattori: l’umidità nell’aree, la temperatura esterna, quella interna, quella corporea, se tieni i panni umidi stesi fuori al balcone, se il cano del vicino vi ha pisciato sul pianerottolo, se tieni il ciclo, se hai cambiato l’uoglio alla macchina  etc.. etc.. quindi dovete fare un poco a capa vostra. Insomma atà mpastà. Fino a quando la farina è ben incorporata e l’impasto non è troppo azzeccoso. Na ventina di minuti.
Io sciolgo il lievito nell’acqua a temperatura ambiente, qualcuno ci mette un poco di zucchero perché I LIEVITI SI MANGIANO GLI ZUCCHERI E AIUTA LA LIEVITAZIONE, anche se fosse, per una questione di ommità, il zucchero nel casatiello io comunque non ce lo metto manco se viene cristo in croce con la busta Eridiana in mano e lo zucchero che scorre dai pertugi.
Poi ci mettete la farina; in una ciotola o con la classica fontana, nzomm come cazz vulit vuje. Il Sale io lo metto quasi all’ultimo. Qualcuno ci mette l’olio PERCHE’ DEVE CUOCERE TANTO TEMPO E L’IMPASTO DEVE ESSERE BEN IDRATATO, io lo ritengo inutile perché tanto lo doveste squacchiare di nzogna.
A sto punto mettete il mbasto in una zupparella, arravogliatela dentro a un mesalo, e mettela in un angolo di muro; Sopra a una seggia, sopra al sicriterio, in coppa alla machina per cosere, basta che sta coperto e lontano dai spifferi. Fate conto che è un criaturo di pochi giorni con la brunchita. E scurdatavill per un paio di ore.
Quando l’impasto è raddoppiato lo arrevacate sul tavolo infarinato e cominciate a stenderlo, meglio a mano, ma se non ne tenete in cuorpo va bene pure il matterello. NO SI STENDE CON IL MATTARELLO CHE SI INIBISCE LA LIEVITAZIONE … bello, non disprezzando a voi ma a me con il matterello in mano la lievitazione non si è mai inibita.
Fate una bella pettola rettangolare dello spessore di un mezzo centrimento.
E poi viene la parte zuzzosa sporca rattosa.
La nzonga.
Se pesare acqua e farina è una chiachiellata, pesare la nzogna è proprio una dichiarazione di bottanellospurtiellismo.
La nzogna è a sentimento.
Dovete riempirvi le mane di nzogna e massaggiare sensualmente la pettola del mpasto fino a che non intostate. Le mani, la nzogna e il casatiello devono addiventare una cosa sola. Non siate avari di nzogna, sennò viene il casatiello tuosto, e capirete bene che in una situazione di sensualismo spuorco come questa ritrovarsi qualcosa di tuosto tra le mani non è una cosa omma. SI MA LA NZOGNA FA MALE ALLA SALUTE…
Intafessesoreta.. vi magnate le buste di patatine che se leggi gli ingredienti nientimeno che le patane non ci stanno e po ve fa impressione nu poco e nzogna!
A questo punto, quando lo strato di nzogna è ben distribuito, dopo che vi siete fumati una sigaretta, ci rattate sopra pepe nero e pecorino entrambi abbondanti che così si azzeccano ben bene sopra.
E poi passate alla mbuttunatura: 300 gr salame Napoli, 300 gr. Pancetta tesa, 250 provolone piccante, 250 provolone dolce, uova sode a piacere (almeno 4 /5).
Appiccio sulla mbuttunatura:
Mortadella: NO
Prosciutto: NO
Emmental: NO
Cicoli: se po fa.
I Cicoli io li preferisco in purezza, con sale, pepe, ricotta e un panino attuorno allimite una pizza fritta. Sulle lunghe cotture non li preferisco perché mi perdono tanto, si ammollano e addiventano quasi prosciutto cotto, se trovate i Cicoli secchi allò si, che mi mantengono di più la croccantezza, ma sono quasi introvabili.       
IO CI METTO SOLO IL SALAME DOC E LA PANCETTA IGP COSI’ VIENE PIU’ MEGLIO. A questo punto più che chiachiello si pop strunz. Se il pataterno ti ha dato l’agio di accattarti il salame da 50€ al kg, la pancetta del norcino e il provolone del monaco e tu li mietti dentro a un casatiello, allora fratello caro, si strunz. Informati. Ai tempi miei quando andavi dal casantuoglio e chiedevi del salame, isso, che era casantuoglio ommo, ti chiedeva se il salame era da mangiare a sulo o per cucinare, in tal caso ti dava quello più economico. Che comunque era buono. Il Casatiello è (e deve restare) un piatto povero, se mi inventate il Casatiello gurmè come avete arruvinato la pizza pigl e valigie e me ne vado cuncè, me ne vaco ncopp a na montagna, vado a fare il romito (cit).        
Purtroppo di questi tempi se chiedi quello economico è cazzo che ti danno il salame di topo e il capocollo di soya quindi optate per una cosa media, che non sia Salumi Briatore ma manco quelli del discount austroungarico.
Le Ove. Sulle ove l’appiccico si fa gruosso assai. Allivello di neoborbonici pignataro assessore borrelli radiazza interrogazione parlamentare. Ve lo riassumo un attimino:
Se metti le uova sopra allora è Casatiello se le metti dentro allora è Tortano.
Se metti le uova sopra e pure dentro allora si chiama casortano, se invece le metti dentro e pure sopra allora si chiama tortatiello. Se per caso fai un un casatiello e te lo mangi con le uova sode a parte allora si chiama tortano Pret a Porter. Se invece fai un tortano e te lo mangi con le uova sode a parte allora si chiama doppiotortano. Se invece ti mangi solo le uova sode senza casatiello o tortano allora si chiamano uova sode.
In definitiva la differenza tra tortano e casatiello è più o meno la stessa che passa tra pucchiacca e fessa. Dove la pucchiacca è quella coi pili sopra mentre la fessa è quella depilata. Ma fondamentalmente te stai magnann a stessa cosa. Quindi (in entrambi i casi) il consiglio è nun ce scassà o cazz e menati con la capa dentro. Quindi se ti piacciono le ove ce le mietti se non ti piacciono non ce le mietti, senza paura che viene Ferdinando di Borbone in sogno e ti cazzea.
Dopo che avete steso uniformemente la mbuttunatura sulla pettola si passa all’arravogliamento.
Il consiglio ommo è di lavarsi le mani nella nzogna; in pratica prima di arrotolare prendete la nzogna come ca fosse sapone e la spalmatela con cura su tutta l’epidermide della mane come fanno i chirurgi prima di operare. E con le mani belle unte cominciate ad arrotolare ripetendo l’unzione ad ogni piega. Se vi piace su ogni piega ci potete anche fare un’altra rattata di pepe.
A questo punto vi ritroverete uno strunzone di casatiello che deve diventare di forma ciambellica, ungete il ruoto (se non sapete cos’è il ruoto mi chiedo che ci fate ancora qui) con abbondante nzogna (savansadir) e riponeteci il casatiello con delicatezza. Poi con la mane a karatekid ci fate 4 solchi copra dove adagiate 4 ove crude. Se siete battezzati e vi siete confessati ci mettete le crocette di mpasto sopra sinnò no, per rispetto, sennò Gesù si piglia collera e non vi fa crescere il casatiello.
A questo punto lo riponete dove lo avete riposto prima a crescere, sempre coperto, stando attenti a non fargli prendere freddo, ma nemmeno a dargli a parlare, se non lo guardate popio è pure meglio che il casatiello in questa fase è scurnuso e delicato, se prima era un criaturo di pochi giorni adesso è un embrione al congresso delle famiglie. E scurdatavill un paio d’ore.
Il consiglio ommo è dopo due ore andare a controllarlo, senza farvene accorgere, vedete a che punto sta, e poi dopo ogni mezz’ora ricontrollare, se sta crescendo ancora lasciatelo stare, se non cresce più è arrivato il momento di infornarlo.
Prima di infornare, per paura che il colesterolo possa venire meno nelle cusuture, prendete dei piccoli riccioli di nzogna e come fosse un novello e rinsavito Mardizzi e il casatiello fosse il tramonto con papaveri lasciate pennellate abbondanti qua e là a rifinire la vostra opera d’arte.
Infornate a forno preriscaldato a 180 gradi per un oretta. IO INFORNO CON IL FORNO STATICO PERCHE’ I LIEVITATI CON IL FORNO VENTILATO NON VANNO BENE…
..ma accirt oì.. c’ecciss… moccammamt…
Sfornate e servite tiepido.
Colgo l’occasione per ricordare a quelli che fanno il casatiello vegan senza puorco che una chiavata senza femmina si chiama pescimmano.

Buona Pasqua. 

sabato 6 aprile 2019

Adelina

Quando ero criaturo mammà mi mandava a fare la spesa alle puteche. Allora non era come a mo che i criaturi si debbono accompagnare pure se dal corridoio devono andare nel cesso. Ci lasciavamo pascolare liberi per le strade in preda ai cacauffi senza farsi troppi problemi.
Mammà mi faceva la lista della spesa, molto dettagliata e ricca di particolari cromatici, tipo: VARRECCHINA AURORA BIANCA, AIACS TAPPO BLU, SAPONETTA SOLE GIALLA etc.. etc.. e non sia mai ti arritiravi a casa con l’AIACS TAPPO VERDE, dovevi tornare a portarglielo indietro non prima di avere avuto una solenne cazziata.
Allora io pigliavo la lista e le 10.000 lire e le stringevo forte in pugno, e poi cominciavo a correre. Correvo sempre da criaturo, correvo popio come un pazzo manco se qualcuno mi stesse sucutiando per pigliarmi a paccheri, cosa abbastanza probabile tra l’altro.
E così arrivavo sano e salvo da Elisa La Modellista;  puteca di tessuti, tendaggi, aghi, cutone, cerniere, buttuni, caramelle, giocattoli e detersivi. A Pasqua ci potevi trovare le uova di cioccolato e a Natale i diavulilli per gli struffoli. Diciamo che all’epoca (pure mo a dire il vero in alcune zone di Napoli) la categoria merceologica era lasciata molto al libero arbitrio.
Elisa la Modellista, signora anziana mitologica a cui tutte le donne che si cimentavo nella sacra arte del cosere facevano riferimento, una specie di StivGiobs delle sarte per intenderci, curava solo il reparto tessuti, mentre il reparto detersivi era gestito dalla figlia Adelina.
Adelina teneva gli occhi azzurri (una rarità dalle mie parti), i capelli biondissimi (una rarità dalle mie parti), e doje zizze tante oì!  (una rarità dalle mie parti). Anche se a sette anni non è che avevamo ancora certi istinti eravamo comunque attratti da quella figura fiabesca, quasi fosse una fata o una principessa… nun è over… quelli della mia generazione già a 7 anni era stati unti dal sacro fuoco della rattusamma. Ma comunque non ce ne rendevamo conto ancora appieno.
Adelina prendeva la lista dalle mie mani quasi schifata, e poi cominciava a portare dagli scaffali al bancone tutti i detersivi richiesti, dopo di che prendeva il foglio di un quaderno a righi, lo piegava, ne strappava la metà, e cominciava a fare il conto. Operazione tra l’altro inutile perché mammà sapeva i prezzi a memoria e il conto ce lo aveva già fatto per paura che vedendo a un criaturo i putecari mi facevano fesso. E non sia mai Adelina o chiunque altro mi avessero fatto pure 50 lire sarebbero stati sputtanati in tutto il paese nell’arco di 15 minuti netti e costretti a chiudere l’attività a furor di popolo.
Adelina ci metteva un poco di tempo a fare il conto, evidentemente non era andata troppo a scuola, e faceva i numeri grossi e pieni di ghirigori, poi prendeva i detersivi e faceva una cosa strana; sul bancone teneva una catasta di quotidiani vecchi e cominciava a incartare i detersivi uno alla volta.
Io rimanevo incantato dai movimenti lenti della mani di Adelina, ogni piega, ogni strappo di scotch, ogni movimento del capo, mi procuravano un brivido lungo la schiena e una sensazione di pace mistica tanto era la cura che Adelina ci metteva nel farlo.
Poi Adelina schiattava tutto nella busta e il resto quasi me lo tirava appresso spesso dicendomi qualche malaparola. All’epoca i criatuti venivano maltrattati a schiovere, forse per preparaci alla vita di merda che ci aspettava.
Per molti anni mi sono chiesto perché Adelina mi incartava i detersivi, poi crescendo l’ho capito; All’epoca c’era il culto della riservatezza, tutti si facevano i cazzi propri, nessuno escluso, quindi Adelina incartava i detersivi perché nessuno per strada doveva capire quello che io avevo comprato, magari facendomi i conti in tasca etc.. etc..  
A me questa cosa antica un poco mi è rimasta, questa remora ad esporsi per forza, questo voler avvolgere la propria vita per proteggerla anche solo dagli sguardi altrui.

In pratica questo lungo racconto solo per dirvi che vi dovete fare una carrettella di cazzi dei vuostri.     

martedì 12 marzo 2019

Le scarpe spertosate

Si sono spertosate le scarpe.
Le scarpe sono un capitolo del fascionblogger ommo che non vi ho ancora illustrato; praticamente, come voi ben sapete, l’ommo non si veste ma si copre, di conseguenza anche le scarpe sono un accessorio del tutto superfluo soprattutto alla stagione quando si preferisce il zucculillo.
D’inverno purtroppo l’ommo non ne può fare a meno ma comunque l’ommo vero possiede solo due paia di scarpe:
- Le scarpe petuttiggiorni; di solito sono scarpini da ginnastica ultra tecnici da atletica leggera comprati in offerta da declathon, le stesse scarpe con cui il maratoneta keniota Mohamed Salvinammamt ha stabilito il record mondiale alla maratona di Niuiork nel 2017  l’ommo le usa al massimo per scendere a iettare la munnezza, come infatti anche io sono sceso al di sotto della soglia dei 7 minuti a rampa di scale (fermandomi per ripigliare ciato solo 2 volte), record del condominio ancora imbattuto a pari merito col viecchio del terzo piano che però usa il bastone perciò è stato squalificato per doping.
 - Le scarpe Class; così battezzate da un mio amico analfabeta che non riusciva a dire Classiche senza arravogliarsi la lengua per un lievissimo problema logopedistico, attualmente candidato alle europee per il M5S. Le scarpe class sono scarpe di scarsissima qualità comprate al mercato di Poggioreale per andare a un matrimonio e servono esclusivamente a tale scopo insieme al vestito di quando l’ommo ha sposato rimesso in occasione di qualsiasi altra cerimonia familiare (battezzi, cresme, cummunioni etc..) però senza panciotto che non ci trase più manco col svitol.   
Voi vi starete chiedendo: e per un'altra qualsiasi occasione l’ommo cosa calza? Un compleanno, una cena, una festa etc..? la risposta è molto semplice: SI STA ALLA CASA SUA! Pure voi però, cercate di stare un poco attenti.
Purtroppo come vi dicevo si sono spertusate le scarpe, quelle petuttiggiorni, è asciuto il pollicione da fuori, per qualche giorno sono andato avanti lo stesso che tento le scarpe sono nere e pure il cazzettino di spogna è nero quindi non si notava, però stamane un zincaro mi voleva arregalare un euro fuori al bar e così ho pensato che le debbo cambiare. Le scarpe pe tuttigiorni comunque a un certo punto si devono iettare pe forza, come quando a casa finisce l’olio extravergine e senza non si può cucinare, perché ovviamente le scarpe si cambiano solo quando si sono spertoste che il reddito di cittadinanza ancora deve arrivare. Praticamente si tratta di Shopping causa di forza maggiore.  
Sono andato al centro commerciale. Lo so non si dovrebbe andare al centro commerciale perché è il simbolo del capitalismo, della pucchiaccaincapità e l’intorzamento supremo e poi si dovrebbe preferire il negozietto sotto casa per aiutare l’economia paesana, i piccoli commercianti cos… però siccome che c’ho il problema che sono bello bellissimo quando vado al negozietto il commesso fungio mi comincia a secutiare appresso manco stessi arrubbando chiedendomi insistentemente “Ha bisogno?” “Posso aiutarti?” “Pure a te ti piace MarcoMengoni?” etc.. etc.. che alla fine uno si sfasterea e nci dice “Sient, a me me piac a fessa! Però comunque il numero lasciamelo lo stesso che non si può mai sapere”. Mentre al centro commerciale l’ommo trase, piglia le scarpe, le pava e esce, senza rischiare ogni volta il culo.
Mo siccome che non facevo shopping da svariati lustri, per le ragioni fin qui descritte, mi ho guardato intorno con curiosità e ho stilato un esame costo/benefici dell’ommità che a breve passerò a DiMaio o al suo segretario Conte:
-         Ovviesse; Ovviesse è per i puzzati di fame semplici, buoni guaglioni, operai, impiegati. Poveri maronni che tengono i figli ma però non sono abbastanza ommi da chiavarsi una tuta scagniata in cuollo per scendere a faticare. Ci sta sia il reparto semiviecchio, coi maglioncini di filo a 14.99€ e i pantaloni di velluto a 19.99€ sia il reparto finto giovane coi maglioncini di filo a 14.99€ però con il cappuccio e i pantaloni di velluto a 19.99€ però con i tasconi.
-         Combipel; Combipel è un Ovviesse per chi tiene i soldi. Vende praticamente le stesse cose a semiviecchio però costano più assai. Target Miedici dell’Asl, rappresentati, statali e parastatali etc.. etc.. genti senza nemmeno un barlume di ommità che non si vergognano a indossare colori pastello come al gaypride.
-         Alccott: Alcott è per i cuozzi, chiachielli e giovinastri puzzati di fame senza fatica che ci tengono a far notare il loro analfabetismo funzionale anche dall’abbigliamento, pantaloni stracciati con la uallera e maglie scusute a schiovere. Praticamente un tronista che ha abbuscato da qualcuno (giustamente direi).
-         H&M: l’ommità qua è un lontano ricordo. Per gay dichiarati però puzzati di fame che non possono spendere di marca ma che comunque manco possono andare in giro come un etero qualsiasi. L’ommo potrebbe trovare qualcosa di accettabile solo al reparto pigiami.
-         Declathon: Ommità a schiovere, pezzenteria allo stato puro abbinata a tute da ginnastica, calzini di spogna e scarpini da calcietto. Per non parlare del reparto camping che equivale per gli ommi a kiko quando arregala i campioncini per le femmine.       

-         Auchan: Qua si va nel professionismo ommo. Vestiario per vecchi senza denari e senza dignità alcuna. Maglie cusute storte e tute in finto pail. Non si supera la soglia dei 4.99€. Comprare i vestiti nello stesso negozio dove compri il galbanino è pericoloso, non provateci a casa. Solo per ommi esperti.