Il Dolore si leva con altro Dolore.
Chiodo scaccia chiodo solo se il primo chiodo lo tieni conficcato nella mano e il secondo nelle palle.
Non deve essere necessariamente un dolore più forte, basta che sia un dolore nuovo.
Per esempio; hai la colite da mesi, ti fa male nel cianco, passi le giornate a farti derubare dal farmacista accantandoti le peggio scimità dal carbone attivo della befana all’oloe vera, poi mentre stai preparando la cena, tagliando le patane (che fanno tanto bene alla colite, l’ho letto su irimedidimammeta.it) ti tagli un dito, una bella ferita profonda, cominci a iastemmare il criato, prendi il disinfettante e ce lo meni sopra a beverune e così ti fa male ancora di più… però… puff… la colite è sparita, sei talmente concentrato sul tuo dito in cancrena che non senti più il dolore nel fianco.
O ancora; hai problemi a lavoro, passi mesi a cercare di uccidere il masto e farlo sembrare un incidente, poi un giorno all’intrasatta ti ammali… puff… fanculo il lavoro, passi tutto il giorno a diagnosticarti malattie rare su google e a autocurarti con bicarbonato di sodio e aloe vera (che va più o meno bene per tutto, dalla tubercolosi alla sciatica) e che te ne fotte se il masto vuole licenziarti tanto tengo il morbo di Winchestern, che lo teniamo io, un bambino in Cina e un viecchio in Australia, minimo minimo piglio l’accompagnamento.
Oppure; hai litigato con gli amici, passi mesi a cercare aforismi di OscarUaild abbastanza acidi e offensivi e a bloccare la parentela tutta sui social fino al quarto grado, poi all’intrasatta scopri che mugliereta si tiene a uno… puff… fotteminchia degli amici, sto chin e corn.
Seguendo questa filosofia ti rendi conto che puoi trovare pace solo quando arriverà il guaio più grosso di tutti, insomma quando dovrai morire, allora… puff… in prima istanza magari proverai con l’aloe vera però poi spariranno tutti i guai accessori e sarai finalmente libero di goderti la vita senza fustigarti in continuazione.
Ma sarai probabilmente troppo vecchio, malato e stanco per farlo.
Tutto questo ragionamento mi ha fatto pensare a quando da piccolo sono andato in vacanza con la mia famiglia. L’unica vera vacanza fatta con la mia famiglia. Di solito, per qualche giorno estivo, ci ammuntunavamo nei lietti a castello in qualche casa abusiva del cilento affittata a prezzi sproporzionati da qualche zio di secondo grado o peggio si accampavamo di stramacchio con la tenda, come i terremotati dell’irpinia, dientro al camper di nonno al Camping Europa, 2 stelle, servizi igienici non inclusi.
Quel anno papà deve essersi abbuscato una cosa di soldi in più e allora abbiamo valicato le colonne d’Ercole di Paestum per andare a villeggiare in questa località esotica e misteriosa che era la Puglia.
Villaggio Turistico a Manfredonia, mare marrone tale e quale a Paestum, però c’era l’animazione. Tutto organizzato dall’amico di papà che somigliava spaventosamente a Filini, però c’era l’animazione. Milioni di lire di affitto per un bilocale in amianto di 25 metri quadri, però c’era l’animazione. Architettura e ambientazione una via di mezzo tra il post-atomico e inacasa, però c’era l’animazione.
L’animazione all’epoca non si sapeva cosa fosse, almeno per me la cosa che più si avvicinava al concetto di animazione turistica durante le vacanze era quando il nonno al Camping Europa si chiamava i paccheri con gli altri viecchi mentre giocavano a tresette.
C’era perfino il miniclub, non era come adesso però, il miniclub all’epoca consisteva nel mettere le canzoncine per i bembini a tutto volume negli altoparlanti per una mezz’oretta prima dello spettacolo serale (a giorni alterni Cabaret o Corrida) lasciando che i pargoli dai sei mesi ai 16 anni potessero occupare il palco pascolando liberamente e sbattendosi come i puorci. Nel migliore dei casi provocavano megarisse prima tra i pargoli stessi e magari poi tra i genitori, che avrebbero poi andato ad alimentare faide all’interno del villaggio vacanze che manco nella Mafia italoamericana negli anni 50, quando andava bene invece qualche pargolo si stroppiava autonomamente menandosi da sopra al palco o facendo capa e capa con gli altri pargoli. All’epoca far stroppiare i bambini era una cosa socialmente accettabile se non vista addirittura di buon occhio. Insomma, gli animatori del miniclub erano in maggioranza paramedici e infermieri specializzati.
Io ero molto timido, scurnuso, impaurito, traumatizzato, pessimista, distrutto dalla vita già a 7 anni e ovviamente non ci andavo mai, aspettavo composto di vedere per la dodicesima volta lo stesso sketch comico scopiazzato dalla tv e recitato male dagli animatori o ancora meglio di sentire Malafemmina nella memorabile interpretazione di Tonino di Caivano, che quando non stava mbriaco incarrava pure il testo (secondo classificato solo perché il primo posto lo faceva sempre la danzatrice del ventre, quarantenne zitella di Ottaviamo che si teneva il capovillaggio).
Però c’era una canzone che mi piaceva assai: El Dindondero.
Non ci avevamo ancora iniettato il vaccino anti-EnriqueIglesias e le canzoncine dal vago sentore sudamericano erano ancora divertenti. Avvertivo che era una cosa per pariare e poi quella voce di cazzo che diceva “MIGUEL SON MI” mi faceva ridere assai. Avevo 7 anni.
Allora quando la passavano avevo qualche reazione incontrollata seduto composto nel mio sedile dell’anfiteatro all’aperto, tipo muovere un sopraciglio credo. Mamma se ne accorgeva e insisteva a farmi schiodare per andare a ballare: “Vai a mammà ja… abbiamo pagato tanta soldi per farti picchiare malamente dal figlio quindicenne di quel cammurrista di Marigliano, persona tanto gentile tra l’altro, ci offre sempre il caffè al bar.. vai a mammà ja..”
Ovviamente non riusciva a convincermi.
L’ultimo giorno di vacanza, non so come, ci riuscì. Così anche io potetti provare l’ebbrezza di sbattermi come un puorco provocandomi fratture scomposte sul palco alluccando “MIGUEL SO MI”. E fatto strano, la cosa mi piacque, ero quasi pentito di averlo fatto solo l’ultimo giorno quando in pratica la vacanza era ormai finita.
Lo ricordo come uno dei rari momenti di felicità pure della mia infanzia.
Allora forse si è vero che il Dolore si leva con altro Dolore, però la controindicazione è che fai una vita e’ merda, e non disprezzando a voi ma io non mi sono fatto mancare niente in tal senso, ma forse il dolore si leva pure col Dindondero, il cazzeggio puro a schiovere senza senso fino a se stesso, pariare e far pariare senza nessun secondo fine, che poi e quello che faccio qua sopra da parecchio tempo ormai. La controindicazione è che qualcuno può scambiarti per un cretino, un buffone.. e vabbuò: “MIGUEL SO SEMPRE MI”.
martedì 14 gennaio 2020
venerdì 26 luglio 2019
La Botta Nello Sportiello
L’altro giorno si è schiattato un trerote nella machina.
È asciuto da una traversa senza guardare, ho provato a
scansarmelo ma niente, si è schiattato nella ciancata sinistra.
Stavo sentendo nelle cuffiette Let it be nella splendida
versione di Leo Sayer ma la citazione alla ben più nota cover di Nino D’Angelo
è stata pressoché spontanea.
Quando sono sceso mi sono accorto che alla guida del trerrote
c’era un giovine di fatica; forse giovane di cardarella o più probabilmente
giovine di sapunaro/fierro viecchio/piccoli traslochi/sgombero cantine/vendita
di droghe leggere al dettaglio.
Il quale a dire il vero è stato molto educato nel rivolgersi
a me:
“Oh Maledetto sia l’altissimo! Egregio Signore le porgo le
mie più sentite scuse per l’increscioso atto sciagurato testè accaduto, sono
stato distolto dall’attenzione alla guida in quanto ero intento a mandare una
missiva elettronica a codesta gentil donzella dai facili costumi e non mi sono
affatto accorto della sua venuta, Oh Maledetta sia la Madre di nostro Signore!”
Al che io:
“Gentile Giovine, che l’anima dei tuoi avi defunti ti guidi
a più discernimento nella scelta delle tue azioni. Oh che infausto giorno che è
rischiarato. E dire che io stamane ne avevo il sentore. Oh Nostra Signora di
Pompei, perché ad ogni sorgere del sole mi dai la forza e il sostentamento
di rivolger lo sguardo sul nuovo dì e
non poni invece fine alle mie sofferenze accompagnandomi nottetempo verso una
dolce morte?!”
E lui:
“Egregio Signore colgo l’occasione per informarla che
purtroppo il mio autoveicolo è momentaneamente sprovvisto della copertura
assicurativa obbligatoria prevista dal codice della strada a causa di mie
lievissimi problemi di liquidità, come potrete facilmente intuire. Vorrei
altresì renderle noto che il sottoscritto è un rampollo di una nota e nobile
casata della zona, aimè famosa per la sua prelazione verso il malaffare e i
fatti di sangue, quindi la diffiderei, per il suo bene, dal compiere qualsiasi
atto di rivendicazione, se pur legittima, per eventuali danni materiali o immateriali”
A quel punto il mio animo di gentiluomo ha preso il
sopravvento:
“Oh, baldo giovine, intuisco la tua triste condizione e me
ne rammarico, per questo ho deciso di concederti magnanimo il mio perdono.
Porgi gentilmente i miei più affettuosi saluti ai tuoi nobili familiari,
riprendi la tua strada e più non dimandare”
“Buona Giornata”
“Buona Giornata a lei”
… era popio un giovine cortese e educato.
Comunque non è stato chissà quale danno, perché, non
disprezzando a voi, la mia machina tiene 18 anni, 280000 km , e sta tutta
allazzariata che fosse per me i carruzzieri facessero la famma.
Però mi si è venuto a creare sull’autoveicolo uno strano
fenomeno.
L’ammaccatura provocata dal trerrote fa si che le lamiere
dello sportello e del parafango si tozzino, quindi ogni vota che apro la
portiera si sente una botta non indifferente.
Mo’ siccome che io ho una reputazione di ommità da difendere
non vorrei che la gente pensasse a male quindi vorrei chiedervi: Secondo voi
debbo andare dal carrozziere e rifondere una cosa di soldi o mi tengo la
cosiddetta botta nello sportiello?
martedì 9 luglio 2019
Piscia, Criaturo, Piscia.
L'altro giorno un criaturo si è avvicinato a bordo piscina, si è acalato il costumiello e con il piscitiello tra le manine ha pisciato nell'acqua. Ovviamente la mamma lo ha sucutiato e picchiato. Magari era stata popio essa alla richiesta del bambino "mamma debbo pisciare!" A rispondere "mi sfatereo di portarti al cesso, piscia in piscina!" E il criaturo ha eseguito. Aveva la faccia di quello che ha abbuscato ma ancora non capisce perché. Caro criaturo, volevo dirti che hai ragione tu. Tutti pisciano in piscina; viecchi, giovini e criaturi. È vero criaturo caro, io stesso ci piscio, nella piscina dei criaturi, dove tu fai i tuffi, mi avvicino circospetto fino a che non mi arriva l'acqua alla vita, mi metto con le mani ai fianchi, posizione Mussolini e/o Pisciaturo, e faccio finta di chiamare figli che non esistono "Genoveffo! Sositi che hai fatto le rappe alle dete!" Poi dopo faccio due tre flessioni per scutuliare e mi arritiro scapuziante dicendo "Questi criaturi non stanno popio a sentere!".
Oggi, criaturo, hai imparato che cosa è l'ipocrisia. La vita è tutto un pisciarsi per cuollo uno con l'altro. Tutti lo fanno. Tutti lo sanno. Ma non devi mai farlo o dirlo apertamente. Mo sta a te scegliere; crescere oppresso dalle convenzioni sociali e pisciare di nascosto oppure cacciare il pesce e pisciarci in faccia. Perché è come pensi tu, hai ragione criaturo, la pisciazza è comunque pisciazza, che tu la nasconda oppure no.
Oggi, criaturo, hai imparato che cosa è l'ipocrisia. La vita è tutto un pisciarsi per cuollo uno con l'altro. Tutti lo fanno. Tutti lo sanno. Ma non devi mai farlo o dirlo apertamente. Mo sta a te scegliere; crescere oppresso dalle convenzioni sociali e pisciare di nascosto oppure cacciare il pesce e pisciarci in faccia. Perché è come pensi tu, hai ragione criaturo, la pisciazza è comunque pisciazza, che tu la nasconda oppure no.
mercoledì 22 maggio 2019
Una vita sulagna.
Vivo una vita sulagna. Ho eliminato consapevolmente
qualsiasi contatto umano, non ho amici, limito i contatti con i parenti alle
feste comandate, evito di uscire di casa se non strettamente necessario, tipo
per andare a fare la spesa o al pronto soccorso. Sono felice della mia scelta
di vita, non mi lamento, anzi, tutti i giorni ho conferme continue al fatto che
sia stata una scelta più giusta. Capita a volte però che per forza di cose
debba inoltrarmi in contesti sociali che prevedono anche un minimo contatto
umano. Non mi da fastidio, lo faccio volentieri, anche perché riesco sempre a
mantenere un distacco quasi scientifico nei confronti di questi curiosi animali
che voi chiamate persone.
Stamane, per esempio, si è scassata la machina e ho dovuto
accompagnare le creature a scuola a piedi. Al ritorno ho visto il solito stormo
di mamme pancine starnazzanti sedute ai tavolini fuori al bar, puoi udire il
loro chiacchiericcio bisbiglioso a centinaia di metri di distanza, si muovono alternanti
con movimenti bruschi del busto tendenti, quasi minacciose, l’una verso l’altra
ed emettono una raffica di inciuci non indifferente difficilmente decifrabili
da altri animali, nel mentre bevono il loro caffè lungo macchiato freddo alla
nocciola e cacao amaro che farebbe venire la sciorda anche a un ippopotamo
stitico al primo sorso. Ho notato in loro uno strano comportamento; al passare
di un altro essere umano esse si bloccano e si ammutoliscono all’unisono come
le cicale, riprendono una posizione semieretta e assumono una espressione a
metà tra Angelo Rizzo, Berlusconi in Calore e Bombolo e fanno partire una
specie di scanner laser invisibile che però la vittima passante può sentire muoversi
addosso distintamente dalla punta delle scarpe fino all’ultima ciocca di
capelli, che in pochi secondi immagazzina tutti i dati utili ad iniziare un
eventuale prossimo inciucio/pettegolezzo/cufecchia. Stamattina ci ho dato
soddisfazione: Scarpe inzavate, tango la stessa tuta da 3 giorni con la felpa
con la cerniera rotta e la tasca scusuta dalla quale si intravedono una mappata
di muccaturi spuorchi causa allergia, non mi faccio la barba da sabato e non mi
sono manco lavato la faccia. Lo scanner laser deve però avermi classificato
come zincaro e/o barbone, quindi immune da inciucio, e le pancine deluse sono
tornate quasi subito al loro moccaccino marocchino tiepido lassativo. Qualcuna
deve avermi anche riconosciuto, magari mi ha visto altre volte prendere le
creature fuori da scuola, ma non mi ha salutato perché non ero in compagnia di
mugliera e il codice etico della pancina non concepisce come moralmente
adeguato salutare un uomo ammogliato non accompagnato da consorte perché
potrebbe essere interpretato come segno di civetteria dagli astanti.
Una giovine studentessa vestita come un trans brasiliano che
deve esibirsi alla Sonrisa dopo la pasta e fagioli con le cozzeche alla
comunione del figlio del boss locale, probabilmente in procinto di andare a
sostenere un esame universitario, mi intravede e cambia marciapiede, ritenendomi
preventivamente indegno di eventuali sguardi rattusi in quanto, come già sopra
descritto, non indosso camicie aperte clayton con i pili rasati in bella vista,
occhiali cinesi Guccio, pantaloni taglia 58 slimfit a zompafuosso, mocassini scamosciati
color pastello e non ho fatto dieci lampade negli ultimi sette giorni.
Un viecchio parcheggiato in divieto di sosta con la sua
panda giallo canarino (ci deve essere una convenzione fiat/inps/canarini) tiene
lo stereo a tutto volume sulle informazioni del traffico che segue con una
certa apprensione emettendo una sequenza jastemma/imprecazione politica/colpa
immigrati quasi litaniosa quando viene a sapere che ci sono code sparse sull’A1
tra Roncobilaccio e Barberino in direzione Sud nel mentre io mi domando se
quella panda ha mai varcato i confini della provincia di Napoli o meglio se ha
mai superato le colonne d’Ercole del Santuario di Pumpei.
Mi arriva l’ennesimo sms dalla tim. Dopo che ho disdetto l’offerta a causa del
mio stile di vita che mi rende quasi superfluo l’uso del telefonino me ne
arriva uno al giorno dove la tim mi offre minuti, giga e tante altre cose
completamente inutili ribassando continuamente il costo che comunque per
qualcosa di inutile è pur sempre troppo.
C’hanno nu poco rutto o’ cazz.
Li chiamo.
“Pronto Tim?”
“Salve sig.Saittello ci chiama per l’ultima offerta che le
abbiamo mandato?”
“Si si, come no, Gentilmente mi disattivate pure la connessione dati e
gli sms. Grazie. Buongiorno”
lunedì 15 aprile 2019
Ricetta del Casatiello Scostumata
ATTENZIONE: POST LUNGHISSIMO E PIENO DI MALEPAROLE DASI CHE
L’ARGOMENTO TRATTATO E’ DI SERIOSITA’ IMPONENTE:
O’ CASATIELLO.
Molti di voi mi hanno chiesto la ricetta del Casatiello.
Accussì.
Come ca niente fosse.
Senza rendersi conto che scrivere una ricetta del genere sul
facebook avrebbe fatto implodere l’internet per la massa di cacamienti di cazzo
che avrebbe attirato manco che il casatiello fosse il buco nero supermassiccio
dei sciemi.
Quindi, premessa:
O’ Casatiello ognuno lo fa come spaccimmo vuole, come tutte
le ricette casalinghe della tradizione ogni casa ci ha la sua e nessuna è
sbagliata. Cercare di codificare universalmente la ricetta del casatiello è
come dover decidere chi ha ragione sul Pataterno tra ebbrei, cristiani e
mussulmani. Io vi conto come lo faccio io anticipando i commenti sciemi e le
tarantelle indi per cui vi vado a illustrare:
LA RICETTA DEL CASATIELLO DI CASA MIA CON APPICCICHI
INCLUSI.
(i commenti e gli appiccichi dei sciemi saranno illustrati
in maiuscolo)
Per il mpasto:
1lt di acqua, 1,5kg di farina,1lievito di birra, 40 grammi di sale.
Sto ancora scrivendo il post è il primo sciemo già sta
commentando: IN UNA PIZZERIA CON 1 LIEVITO DI BIRRA CI FANNO 500 PIZZE!
... e cacchec o cazz…
I scienziati della lievitazione so assai, i vidii di
youtubbe hanno fatto danni che manco la LegaNord, e mo sient a cainateta che
mentre fa la pizza chiena parla di idratazione, lievito madre, criscito,
fermentazione, che fino a ieri nun sapeva fa manco nu panzarott senza farlo
arapire.
Tempi di lievitazione di 24 ore, 48 ore, 72 ore, gente che
impasta il casatiello alla befana, gente che rinnova il criscito di pappagone,
gente che va a impastare direttamente sul cippo a forcella, la nonna che mentre
aspetta il casatiello che cresce si chiede se riuscirà a mangiarlo e lascia comunque
scritto sul testamento che la sua fella andrà ai nepoti etc.. etc..
QUELLO IL LIEVITO DEVE ESSERE POCO PERCHE’ E’ PESANTE, SI
GONFIA NELLA PANCIA.
…mallanemaechitemmuort.. nzogna, salame, pruvulone, ova,
pancetta.. o prublem foss o’ lievito?!
Quindi non esagerate come si faceva prima tipo 1 lievito
ogni mezzo chilo di farina ma manco abbuffateci la palla che comunque diciamo
in giornata uno il Casatiello se lo volesse mangiare senza aspettare che scade
l’uovo di pasqua.
Per l’acqua e la farina le dosi sono indicative, se la nonna
mi vedesse pesare l’acqua si facesse le croci con le mane storte, le quantità
dipendono da troppi fattori: l’umidità nell’aree, la temperatura esterna,
quella interna, quella corporea, se tieni i panni umidi stesi fuori al balcone,
se il cano del vicino vi ha pisciato sul pianerottolo, se tieni il ciclo, se
hai cambiato l’uoglio alla macchina etc.. etc.. quindi dovete fare un poco a capa
vostra. Insomma atà mpastà. Fino a quando la farina è ben incorporata e
l’impasto non è troppo azzeccoso. Na ventina di minuti.
Io sciolgo il lievito nell’acqua a temperatura ambiente,
qualcuno ci mette un poco di zucchero perché I LIEVITI SI MANGIANO GLI ZUCCHERI
E AIUTA LA LIEVITAZIONE, anche se fosse, per una questione di ommità, il
zucchero nel casatiello io comunque non ce lo metto manco se viene cristo in
croce con la busta Eridiana in mano e lo zucchero che scorre dai pertugi.
Poi ci mettete la farina; in una ciotola o con la classica
fontana, nzomm come cazz vulit vuje. Il Sale io lo metto quasi all’ultimo. Qualcuno
ci mette l’olio PERCHE’ DEVE CUOCERE TANTO TEMPO E L’IMPASTO DEVE ESSERE BEN
IDRATATO, io lo ritengo inutile perché tanto lo doveste squacchiare di nzogna.
A sto punto mettete il mbasto in una zupparella,
arravogliatela dentro a un mesalo, e mettela in un angolo di muro; Sopra a una
seggia, sopra al sicriterio, in coppa alla machina per cosere, basta che sta
coperto e lontano dai spifferi. Fate conto che è un criaturo di pochi giorni con
la brunchita. E scurdatavill per un paio di ore.
Quando l’impasto è raddoppiato lo arrevacate sul tavolo
infarinato e cominciate a stenderlo, meglio a mano, ma se non ne tenete in
cuorpo va bene pure il matterello. NO SI STENDE CON IL MATTARELLO CHE SI INIBISCE
LA LIEVITAZIONE … bello, non disprezzando a voi ma a me con il matterello in
mano la lievitazione non si è mai inibita.
Fate una bella pettola rettangolare dello spessore di un
mezzo centrimento.
E poi viene la parte zuzzosa sporca rattosa.
La nzonga.
Se pesare acqua e farina è una chiachiellata, pesare la
nzogna è proprio una dichiarazione di bottanellospurtiellismo.
La nzogna è a sentimento.
Dovete riempirvi le mane di nzogna e massaggiare
sensualmente la pettola del mpasto fino a che non intostate. Le mani, la nzogna
e il casatiello devono addiventare una cosa sola. Non siate avari di nzogna,
sennò viene il casatiello tuosto, e capirete bene che in una situazione di
sensualismo spuorco come questa ritrovarsi qualcosa di tuosto tra le mani non è
una cosa omma. SI MA LA NZOGNA FA MALE ALLA SALUTE…
Intafessesoreta.. vi magnate le buste di patatine che se
leggi gli ingredienti nientimeno che le patane non ci stanno e po ve fa
impressione nu poco e nzogna!
A questo punto, quando lo strato di nzogna è ben
distribuito, dopo che vi siete fumati una sigaretta, ci rattate sopra pepe nero
e pecorino entrambi abbondanti che così si azzeccano ben bene sopra.
E poi passate alla mbuttunatura: 300 gr salame Napoli, 300
gr. Pancetta tesa, 250 provolone piccante, 250 provolone dolce, uova sode a
piacere (almeno 4 /5).
Appiccio sulla mbuttunatura:
Mortadella: NO
Prosciutto: NO
Emmental: NO
Cicoli: se po fa.
I Cicoli io li preferisco in purezza, con sale, pepe,
ricotta e un panino attuorno allimite una pizza fritta. Sulle lunghe cotture
non li preferisco perché mi perdono tanto, si ammollano e addiventano quasi
prosciutto cotto, se trovate i Cicoli secchi allò si, che mi mantengono di più
la croccantezza, ma sono quasi introvabili.
IO CI METTO SOLO IL SALAME DOC E LA PANCETTA IGP COSI’ VIENE
PIU’ MEGLIO. A questo punto più che chiachiello si pop strunz. Se il pataterno
ti ha dato l’agio di accattarti il salame da 50€ al kg, la pancetta del norcino
e il provolone del monaco e tu li mietti dentro a un casatiello, allora
fratello caro, si strunz. Informati. Ai tempi miei quando andavi dal
casantuoglio e chiedevi del salame, isso, che era casantuoglio ommo, ti
chiedeva se il salame era da mangiare a sulo o per cucinare, in tal caso ti
dava quello più economico. Che comunque era buono. Il Casatiello è (e deve
restare) un piatto povero, se mi inventate il Casatiello gurmè come avete
arruvinato la pizza pigl e valigie e me ne vado cuncè, me ne vaco ncopp a na
montagna, vado a fare il romito (cit).
Purtroppo di questi tempi se chiedi quello economico è cazzo
che ti danno il salame di topo e il capocollo di soya quindi optate per una
cosa media, che non sia Salumi Briatore ma manco quelli del discount
austroungarico.
Le Ove. Sulle ove l’appiccico si fa gruosso assai. Allivello
di neoborbonici pignataro assessore borrelli radiazza interrogazione
parlamentare. Ve lo riassumo un attimino:
Se metti le
uova sopra allora è Casatiello se le metti dentro allora è Tortano.
Se metti le
uova sopra e pure dentro allora si chiama casortano, se invece le metti dentro
e pure sopra allora si chiama tortatiello. Se per caso fai un un casatiello e
te lo mangi con le uova sode a parte allora si chiama tortano Pret a Porter. Se
invece fai un tortano e te lo mangi con le uova sode a parte allora si chiama
doppiotortano. Se invece ti mangi solo le uova sode senza casatiello o tortano
allora si chiamano uova sode.
In definitiva
la differenza tra tortano e casatiello è più o meno la stessa che passa tra
pucchiacca e fessa. Dove la pucchiacca è quella coi pili sopra mentre la fessa
è quella depilata. Ma fondamentalmente te stai magnann a stessa cosa. Quindi
(in entrambi i casi) il consiglio è nun ce scassà o cazz e menati con la capa
dentro. Quindi se ti piacciono le ove ce le mietti se non ti piacciono non ce
le mietti, senza paura che viene Ferdinando di Borbone in sogno e ti cazzea.
Dopo che avete
steso uniformemente la mbuttunatura sulla pettola si passa all’arravogliamento.
Il consiglio
ommo è di lavarsi le mani nella nzogna; in pratica prima di arrotolare prendete
la nzogna come ca fosse sapone e la spalmatela con cura su tutta l’epidermide
della mane come fanno i chirurgi prima di operare. E con le mani belle unte
cominciate ad arrotolare ripetendo l’unzione ad ogni piega. Se vi piace su ogni
piega ci potete anche fare un’altra rattata di pepe.
A questo punto
vi ritroverete uno strunzone di casatiello che deve diventare di forma
ciambellica, ungete il ruoto (se non sapete cos’è il ruoto mi chiedo che ci
fate ancora qui) con abbondante nzogna (savansadir) e riponeteci il casatiello
con delicatezza. Poi con la mane a karatekid ci fate 4 solchi copra dove
adagiate 4 ove crude. Se siete battezzati e vi siete confessati ci mettete le
crocette di mpasto sopra sinnò no, per rispetto, sennò Gesù si piglia collera e
non vi fa crescere il casatiello.
A questo punto
lo riponete dove lo avete riposto prima a crescere, sempre coperto, stando
attenti a non fargli prendere freddo, ma nemmeno a dargli a parlare, se non lo
guardate popio è pure meglio che il casatiello in questa fase è scurnuso e
delicato, se prima era un criaturo di pochi giorni adesso è un embrione al
congresso delle famiglie. E scurdatavill un paio d’ore.
Il consiglio
ommo è dopo due ore andare a controllarlo, senza farvene accorgere, vedete a
che punto sta, e poi dopo ogni mezz’ora ricontrollare, se sta crescendo ancora
lasciatelo stare, se non cresce più è arrivato il momento di infornarlo.
Prima di
infornare, per paura che il colesterolo possa venire meno nelle cusuture,
prendete dei piccoli riccioli di nzogna e come fosse un novello e rinsavito Mardizzi
e il casatiello fosse il tramonto con papaveri lasciate pennellate abbondanti
qua e là a rifinire la vostra opera d’arte.
Infornate a
forno preriscaldato a 180 gradi per un oretta. IO INFORNO CON IL FORNO STATICO
PERCHE’ I LIEVITATI CON IL FORNO VENTILATO NON VANNO BENE…
..ma accirt
oì.. c’ecciss… moccammamt…
Sfornate e
servite tiepido.
Colgo
l’occasione per ricordare a quelli che fanno il casatiello vegan senza puorco
che una chiavata senza femmina si chiama pescimmano.
Buona Pasqua.
sabato 6 aprile 2019
Adelina
Quando ero criaturo mammà mi mandava a fare la spesa alle
puteche. Allora non era come a mo che i criaturi si debbono accompagnare pure
se dal corridoio devono andare nel cesso. Ci lasciavamo pascolare liberi per le
strade in preda ai cacauffi senza farsi troppi problemi.
Mammà mi faceva la lista della spesa, molto dettagliata e
ricca di particolari cromatici, tipo: VARRECCHINA AURORA BIANCA, AIACS TAPPO
BLU, SAPONETTA SOLE GIALLA etc.. etc.. e non sia mai ti arritiravi a casa con
l’AIACS TAPPO VERDE, dovevi tornare a portarglielo indietro non prima di avere
avuto una solenne cazziata.
Allora io pigliavo la lista e le 10.000 lire e le stringevo
forte in pugno, e poi cominciavo a correre. Correvo sempre da criaturo, correvo
popio come un pazzo manco se qualcuno mi stesse sucutiando per pigliarmi a
paccheri, cosa abbastanza probabile tra l’altro.
E così arrivavo sano e salvo da Elisa La Modellista; puteca di tessuti, tendaggi, aghi, cutone,
cerniere, buttuni, caramelle, giocattoli e detersivi. A Pasqua ci potevi
trovare le uova di cioccolato e a Natale i diavulilli per gli struffoli.
Diciamo che all’epoca (pure mo a dire il vero in alcune zone di Napoli) la
categoria merceologica era lasciata molto al libero arbitrio.
Elisa la Modellista, signora anziana mitologica a cui tutte
le donne che si cimentavo nella sacra arte del cosere facevano riferimento, una
specie di StivGiobs delle sarte per intenderci, curava solo il reparto tessuti,
mentre il reparto detersivi era gestito dalla figlia Adelina.
Adelina teneva gli occhi azzurri (una rarità dalle mie
parti), i capelli biondissimi (una rarità dalle mie parti), e doje zizze tante
oì! (una rarità dalle mie parti). Anche
se a sette anni non è che avevamo ancora certi istinti eravamo comunque
attratti da quella figura fiabesca, quasi fosse una fata o una principessa… nun
è over… quelli della mia generazione già a 7 anni era stati unti dal sacro
fuoco della rattusamma. Ma comunque non ce ne rendevamo conto ancora appieno.
Adelina prendeva la lista dalle mie mani quasi schifata, e
poi cominciava a portare dagli scaffali al bancone tutti i detersivi richiesti,
dopo di che prendeva il foglio di un quaderno a righi, lo piegava, ne strappava
la metà, e cominciava a fare il conto. Operazione tra l’altro inutile perché
mammà sapeva i prezzi a memoria e il conto ce lo aveva già fatto per paura che
vedendo a un criaturo i putecari mi facevano fesso. E non sia mai Adelina o
chiunque altro mi avessero fatto pure 50 lire sarebbero stati sputtanati in
tutto il paese nell’arco di 15 minuti netti e costretti a chiudere l’attività a
furor di popolo.
Adelina ci metteva un poco di tempo a fare il conto,
evidentemente non era andata troppo a scuola, e faceva i numeri grossi e pieni
di ghirigori, poi prendeva i detersivi e faceva una cosa strana; sul bancone
teneva una catasta di quotidiani vecchi e cominciava a incartare i detersivi
uno alla volta.
Io rimanevo incantato dai movimenti lenti della mani di
Adelina, ogni piega, ogni strappo di scotch, ogni movimento del capo, mi
procuravano un brivido lungo la schiena e una sensazione di pace mistica tanto
era la cura che Adelina ci metteva nel farlo.
Poi Adelina schiattava tutto nella busta e il resto quasi me
lo tirava appresso spesso dicendomi qualche malaparola. All’epoca i criatuti
venivano maltrattati a schiovere, forse per preparaci alla vita di merda che ci
aspettava.
Per molti anni mi sono chiesto perché Adelina mi incartava i
detersivi, poi crescendo l’ho capito; All’epoca c’era il culto della
riservatezza, tutti si facevano i cazzi propri, nessuno escluso, quindi Adelina
incartava i detersivi perché nessuno per strada doveva capire quello che io
avevo comprato, magari facendomi i conti in tasca etc.. etc..
A me questa cosa antica un poco mi è rimasta, questa remora
ad esporsi per forza, questo voler avvolgere la propria vita per proteggerla anche
solo dagli sguardi altrui.
In pratica questo lungo racconto solo per dirvi che vi
dovete fare una carrettella di cazzi dei vuostri.
martedì 12 marzo 2019
Le scarpe spertosate
Si sono spertosate le scarpe.
Le scarpe sono un capitolo del fascionblogger ommo che non
vi ho ancora illustrato; praticamente, come voi ben sapete, l’ommo non si veste
ma si copre, di conseguenza anche le scarpe sono un accessorio del tutto
superfluo soprattutto alla stagione quando si preferisce il zucculillo.
D’inverno purtroppo l’ommo non ne può fare a meno ma
comunque l’ommo vero possiede solo due paia di scarpe:
- Le scarpe petuttiggiorni; di solito sono scarpini da
ginnastica ultra tecnici da atletica leggera comprati in offerta da declathon,
le stesse scarpe con cui il maratoneta keniota Mohamed Salvinammamt ha
stabilito il record mondiale alla maratona di Niuiork nel 2017 l’ommo le usa al massimo per scendere a
iettare la munnezza, come infatti anche io sono sceso al di sotto della soglia
dei 7 minuti a rampa di scale (fermandomi per ripigliare ciato solo 2 volte),
record del condominio ancora imbattuto a pari merito col viecchio del terzo
piano che però usa il bastone perciò è stato squalificato per doping.
- Le scarpe Class;
così battezzate da un mio amico analfabeta che non riusciva a dire Classiche
senza arravogliarsi la lengua per un lievissimo problema logopedistico,
attualmente candidato alle europee per il M5S. Le scarpe class sono scarpe di
scarsissima qualità comprate al mercato di Poggioreale per andare a un
matrimonio e servono esclusivamente a tale scopo insieme al vestito di quando
l’ommo ha sposato rimesso in occasione di qualsiasi altra cerimonia familiare
(battezzi, cresme, cummunioni etc..) però senza panciotto che non ci trase più
manco col svitol.
Voi vi starete chiedendo: e per un'altra qualsiasi occasione
l’ommo cosa calza? Un compleanno, una cena, una festa etc..? la risposta è
molto semplice: SI STA ALLA CASA SUA! Pure voi però, cercate di stare un poco
attenti.
Purtroppo come vi dicevo si sono spertusate le scarpe,
quelle petuttiggiorni, è asciuto il pollicione da fuori, per qualche giorno
sono andato avanti lo stesso che tento le scarpe sono nere e pure il cazzettino
di spogna è nero quindi non si notava, però stamane un zincaro mi voleva
arregalare un euro fuori al bar e così ho pensato che le debbo cambiare. Le
scarpe pe tuttigiorni comunque a un certo punto si devono iettare pe forza,
come quando a casa finisce l’olio extravergine e senza non si può cucinare, perché
ovviamente le scarpe si cambiano solo quando si sono spertoste che il reddito
di cittadinanza ancora deve arrivare. Praticamente si tratta di Shopping causa
di forza maggiore.
Sono andato al centro commerciale. Lo so non si dovrebbe
andare al centro commerciale perché è il simbolo del capitalismo, della
pucchiaccaincapità e l’intorzamento supremo e poi si dovrebbe preferire il
negozietto sotto casa per aiutare l’economia paesana, i piccoli commercianti cos…
però siccome che c’ho il problema che sono bello bellissimo quando vado al
negozietto il commesso fungio mi comincia a secutiare appresso manco stessi
arrubbando chiedendomi insistentemente “Ha bisogno?” “Posso aiutarti?” “Pure a
te ti piace MarcoMengoni?” etc.. etc.. che alla fine uno si sfasterea e nci
dice “Sient, a me me piac a fessa! Però comunque il numero lasciamelo lo stesso
che non si può mai sapere”. Mentre al centro commerciale l’ommo trase, piglia
le scarpe, le pava e esce, senza rischiare ogni volta il culo.
Mo siccome che non facevo shopping da svariati lustri, per
le ragioni fin qui descritte, mi ho guardato intorno con curiosità e ho stilato
un esame costo/benefici dell’ommità che a breve passerò a DiMaio o al suo
segretario Conte:
-
Ovviesse; Ovviesse è per i puzzati di fame semplici,
buoni guaglioni, operai, impiegati. Poveri maronni che tengono i figli ma però
non sono abbastanza ommi da chiavarsi una tuta scagniata in cuollo per scendere
a faticare. Ci sta sia il reparto semiviecchio, coi maglioncini di filo a 14.99€
e i pantaloni di velluto a 19.99€ sia il reparto finto giovane coi maglioncini
di filo a 14.99€ però con il cappuccio e i pantaloni di velluto a 19.99€ però
con i tasconi.
-
Combipel; Combipel è un Ovviesse per chi tiene i soldi.
Vende praticamente le stesse cose a semiviecchio però costano più assai. Target
Miedici dell’Asl, rappresentati, statali e parastatali etc.. etc.. genti senza
nemmeno un barlume di ommità che non si vergognano a indossare colori pastello
come al gaypride.
-
Alccott: Alcott è per i cuozzi, chiachielli e giovinastri
puzzati di fame senza fatica che ci tengono a far notare il loro analfabetismo
funzionale anche dall’abbigliamento, pantaloni stracciati con la uallera e
maglie scusute a schiovere. Praticamente un tronista che ha abbuscato da
qualcuno (giustamente direi).
-
H&M: l’ommità qua è un lontano ricordo. Per gay dichiarati
però puzzati di fame che non possono spendere di marca ma che comunque manco
possono andare in giro come un etero qualsiasi. L’ommo potrebbe trovare
qualcosa di accettabile solo al reparto pigiami.
-
Declathon: Ommità a schiovere, pezzenteria allo stato
puro abbinata a tute da ginnastica, calzini di spogna e scarpini da calcietto.
Per non parlare del reparto camping che equivale per gli ommi a kiko quando
arregala i campioncini per le femmine.
-
Auchan: Qua si va nel professionismo ommo. Vestiario
per vecchi senza denari e senza dignità alcuna. Maglie cusute storte e tute in
finto pail. Non si supera la soglia dei 4.99€. Comprare i vestiti nello stesso
negozio dove compri il galbanino è pericoloso, non provateci a casa. Solo per
ommi esperti.
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