lunedì 26 settembre 2016
Il Direttore dell'Ufficio Marketing del Capitalismo
Il direttore dell’uffico marketing del Capitalismo entra in ufficio:
“Guagliù, è cose nun stann bone, stu fatto di alimentare le false speranze non funziona più, far credere ai sciemi che possano realizzare i loro sogni non ci fa vendere più niente, se ne sono accorti che non è vero, dobbiamo dargli qualcosa, anche solo l’illusione che ce l’hanno fatta, pure il rattuso dopo un poco si sfasterea di arrattiare, pure solo l’addore della picchiacca ce lo dobbiamo far sentire…”
“E comm facimm Direttò?!” disse il Giovine tirocinante non pagato dell’ufficio marketing del Capitalismo.
“Chiamma a MariaDeFilippi. Creaiamo tutta una serie di programmi tv dove pure se canti e balli una chiavica poi dopo diventi famoso così i sciemi ci credono, si azzeccano e cacano i denari!”
“Direttò e per i sciemi che non cantano o abballano?”
“Dici a Maria che fa pure dei programmi dove qualsiasi strunzata fai ti diciamo che sei un genio, che ne saccio, uno che fa il giocoliere con le damigiane di Gragnano da 5 litri, una che fa le bolle di sapone con la fessa, qualcuno che sona AndamentoLento con le marmitte dei camion, nu scem che rutta tutti gli inni nazionali europei ecc… qualsiasia strunzata inutile fanno noi ci diciamo che so artisti e tengono un talento speciale..”
“Direttò però mica possiamo mandare tutti in tv.. quelli i sciemi so assai..”
“Allora inventiamo l’internet, che i sciemi con un telefonino e una connessione possono fare queste scimità direttamente da casa loro..”
“Direttò ma poi chi se li caca?”
“Comm chi? Gli autri sciemi che fanno le scimità pure loro, cominceranno a idolatrarli, perché sperano che così poi potranno esserlo pure loro, è tutto un circolo vizioso della scimità, si autoscumuleano!”
“Direttò e per i sciemi che non sanno fare manco il cazzo?”
“Chiamma L’Università del Massaccisezz. Facciamo uscire tutta una serie di articoli scientifichi che dicono che le cose che fai normalmente tutti i giorni ti rendono speciale. Facciamo credere ai sciemi che la loro squallida normalità è qualcosa di eccezionale. Per esempio tipo “Lo sapevate che cacare dopo il cafè e la sigaretta è sintomo di intelligenzia?” oppure “Gli Uommini col pesce piccolo sono quelli più senzibili” o ancora “Secondo uno studio rispondere “Pronto?” al telefono lo fanno solo le persone bellissime” ecc..” che quelli commenteranno sul facebook “Uh come faccio io!! Ihihihihhi” e si finiscono di scimulire.. poi in tutto ciò li abbuffiamo di pubblicità e ci facciamo comprare tutte quella bella tecnologia scadente made in Cina che non possono più farne a meno…
“Direttò voi siete troppo spaccimmo bucchinaro perciò siete il Direttò”
“Grazie Giovine, ma pure tu sei assai bucchinaro, segui sempre i tuoi sogni e un giorno anche tu potrai diventare Direttò”
“Grazie Direttò”
“A proposito lo sapevi che secondo uno studio addurarsi i piriti con le dete è sintomo di genialità!?”
“Lo faccio sempre Direttò”
“Bravo!”
giovedì 22 settembre 2016
L'Umanità Sfusa di Sabato Sera fuori alla Farmacia di turno
Questa settimana a lavoro mi ero abbuscato una cosa di soldi
fuori mano, ovviamente come spesso accade qualche cessaputtana mi ha jastemmato
probabilmente dicendo "te ne devi comprare tutte medicine" è passato
l'angelo, ha detto Ammèn (N'at OMM e merd) ed effettivamente questo
piccolissimo tesoretto in un paio di giorni se n'è andato in farmaci vari per
me e consorte, ovviamente non riuscendo nemmeno ad
alleviare un solo sintomo. Stasera mi era rimasta 20€ in tasca allora ho
pensato "prima che mi viene un altro male incurabile mo mi vado a fare una
pizza" ho speso 10€ per mezzo metro tonno, cipolle e provola e crema di
carcioffola e sasiccie... stranamente mi hanno fatto male... Allora so dovuto
andare in farmacia, per paura che mi era rimasta una 10€ nella sacca.
Ovviamente di sabato sera fuori alla farmacia di turno c'era il mondo, umanità sfusa, dalla più classiche delle vrenzole, all'intalliato ro cazz che si è
preso tutte le maleparole conosciute, un Rom che ha chiesto alla farmacista se
teneva una calamita perché teneva una scarda di ferro nell'occhio, ovviamente
la farmacista la mannat afancul benedicendo Calderoli in torrese stretto, ma
tra viecchi con un piede nella fossa e poveri maronni come me, spiccava un
giovine di una ventina di anni, tutto ingellato, profumato e munito di
capputtiello, con annessa fidanzata Hitler assettata nell'alfaromeo color
panna, nuova immacolata, la macchina intendo. Ad un primo sguardo le cose
palesi erano due: dovevano chiavare e quindi comprare dei preservativi; lui era
un classico caso di Pucchiaccaincapità in fase embrionale, data la giovane età.
Mo fuori alla farmacia c'era una bel distributore della durex, discreto, con le
luci al Led visibili da Procida, con tutte le specie di preservativi esistenti,
da quelli orticanti per lui, indifferenti per lei, a quelli al blackmojito, a
quelli color arancione effetto gonorrea ecc.. Giustamente il giovine ha pensato
di non usufruire dei suoi servigi perché c'erano una ventina di persone ad
osservarlo, tutte persone di una certa estrazione sociale che non si sarebbero
fatte scrupoli a commentare pesantemente o al limite lasciarsi andare a
sorrisetti, ammiccamenti, pacche sulle spalle o applausi a scena aperta, quindi
si è messo pazientemente in fila come tutti noi poveri cristi. Questa sua
decisione però non era condivisa dalla fidanzatina SS che ha cominciato un
litigio in alfabeto morse dall'autoveicolo, discretissimo, che non ha capito
niente nessuno, nemmeno la signora al primo piano affacciatasi apposta. Ad un
certo punto ci è stata una svolta, la signorina si è scocciata di aspettare,
non perché era troppo eccitata, si vedeva da lontano che era frigida, ma perché
non accettava l'affronto di dover aspettare i comodi di noi non ariani, allora
è scesa dalla macchina , ha tolto i 10€ da mano al suo giovine accompagnatore,
e si è avvicinata al distributore usandolo come se lo facesse tutti i giorni e
comprando una confezione di preservativi superstimolanti a spina di pesce
inzuppati nella pozione di Asterix, non perché li preferiva ma solo perché
erano i più cari. Ovviamente lui si è fatto di milleculuri, penso che in quel
momento il pesce si è ritirato, il prepuzio si è aperto e dilatato a formare le
grandi labbra e quel che restava della capocchia si è trasformata in un grazioso
clitoride, io l'ho guardato misericordioso e gli ho teletrasmesso
"fujetenne!! Sei ancora giovane, ti puoi salvare, fuje! Lasciaci la
macchina e corri, non voltarti!" Ma niente, lui deve avere anche capito ma
ormai il germe della Pucchiaccaincapità lo aveva infettato, ha smerzato gli
occhi e si è accomodato alla guida, sbagliando manovra e tozzando il
manciapiede perché ormai era quasi femmina, lei lo ha insultato pesantemente e
si è accesa una sigaretta...aveva lo sguardo di una che non aveva più bisogno di
chiavare.
mercoledì 21 settembre 2016
La Sacra Maniata
Stamattina ho assistito a una scena veramente brutta, che
purtroppo si ripete sempre più spesso nella nostra bella città; ero alla giuda
del mio autoveicolo semiautorizzato al trasporto di persone per andare a
lavoro, ero nella fase post rem pre caffè che arrivo a lavoro e non mi ricordo
come ci sono arrivato, solo verso le 10 mi rendo conto di quanto è squallida la mia
esistenza, però nonostante il pilota automatico
inserito non ho pututo fare a meno di notare una coppia di ragazzi, belli,
giovani. Lui era alla guida di un furgoncino frigorifero (probabilmente di un
caseificio) e lei seduta accanto a lui, proprio come da tradizione
tonytammariana, erano assonati, la faccia di bravi ragazzi, magari sposati
troppo giovani ma che non avevano chiesto niente a nessuno e la mattina si
svegliano presto per andare a lavoro, la mia mente fantasticava che magari lei
non è manco una dipendente della ditta ma era lì solo per fare compagnia al suo
amato sposo. Ad un tratto a lui deve essere passata la fare post rem e con un
gesto plastico ha messo un braccio attorno al collo di lei, una scena davvero
commovente, credetemi, sembrava un film degli anni 60, tipo poveri ma belli,
ovviamente lui essendo un vero ommo una volta allungata la mano sulla spalla ha
(come la regola dell'ommità vuole) maniato palesemente in pubblico la zezza di
lei. A quel punto io ero in completa venerazione di questa giovine coppia, se
Caravaggio fosse nato ai giorni nostri avrebbe sicuramente immortalato un
momento di così alta spiritualità. Una specie di incantesimo ha avvolto tutto il
traffico cittadino in venerazione dei due giovani come zampugnari al cospetto
della sacra famiglia, ma lei, che fino a quel momento era presa dal sonno e
dalla rattussamma del suo amato, si è accorta che forse qualcheduno la stava
guardando (quei due tre pullman di scolari adolescenti, 7-8 camiunisti e una
quantità non definità di umanità sfusa che comprendeva me, il fruttaiuolo, la
vecchia col carrellino, il corteo funebre, il cavallo del fruttaiouolo, il
sacrestano uscito appasitamente, pisciavinnoli, giovini dei bar ecc..) allora
con un gesto stizzoso ha tolto la mano del suo amato dalla zezza, facendo
svegliare di colpo tutti noi da quella magia, un pugno allo stomaco, come
quando ti svegli di colpo mentre stai facendo un bel sogno, una cosa brutta insomma.
Donne non si fanno queste cose, quella già la vita è amara, squallida, merdosa,
se mo ci togliete pure le zezze la nostra esistenza non ha più senso.
martedì 20 settembre 2016
La Pompa
Il mio sguardo di sfida incrocia i suoi occhi colmi di
orgoglio, in un istante i miei occhi si riempiono di commiserazione e i suoi di
panico, si guarda intorno, cercando forse qualcun altro a cui chiedere aiuto,
ma niente, ci sono solo io, mi guarda disperata per un attimo, ormai sono
guidato dalla pietà, spengo il motore, e ho già la mano sulla maniglia della
portiera, ma niente, lei distoglie lo sguardo e per
prendere tempo caccia il portafogli da cui estrae 10 euro, le fissa, mi guarda,
vanno bene, stai tranquilla, e si incammina fiera verso la colonnina del
self-service, perfetto, brava, a questo punto tifo per te, puoi farcela, sei
femmina, ma puoi farcela.
Il gestore del distributore di benzina abituato al
livello culturale degli indigeni locali ha preventivamente arricchito la
colonnina del self-service di indicazioni per celebrolesi scritte a mano col
pennarello nero indelebile, tipo: “Soldi” con annessa freccia verso la fessura,
“pompa 1”,
“pompa 2”,
“nafta”, “benzina”, sempre con la freccia ecc…
Lei guarda per un attimo quei geroglifici, con la
mano sul mento manco fosse davanti ad un enigma matematico, SOLDI!.. cazzo puoi
farcela! Sei femmina, sai benissimo cosa sono i SOLDI! Mi guarda, con un
movimento ondulatorio del capo verso il basso le simulo il movimento che deve
fare la sua mano, inserisce i 10 euro che vengono risucchiati rapidamente, il
che provoca in lei una reazione da rapina a mano armata, infatti per un attimo
alza pure le mani, si avvicina al display, immagino adesso ci sia scritto POMPA
1, POMPA 2, cazzo puoi farcela! Sei femmina, sai benissimo che cos’è una POMPA!
Faccio per scendere, lei mi guarda in cagnesco, desisto, si fa un giro intorno
ai distributori per cercare di individuare delle indicazioni, lì cazzo! In
alto! C’è scritto! E costretta a cercare di nuovo il mio sguardo, con le
sopraciglia le indico la direzioni in cui ci sono le scritte, le vede, con lo
sguardo mi ringrazia ma non troppo, come a dire “le avevo viste benissimo”, con
l’indice tesissimo clicca su POMPA 1, pensando che la sua mission impossible si
avviasse alla conclusione ma il destino infame fa apparire sul display DIESEL,
BENZINA.. vabbè questa è facile, ormai finge autorità e clicca BENZINA con
noscialanz. Resta lì, ferma, per troppo tempo, mi guarda, la supplico con lo
sguardo di poterla aiutare, sono in ritardo, cazzo, stiamo qui da un quarto
d’ora ormai, le scambia la mia supplica in un tentativo di acchiappanza, e si
volta disgustata, che poi alle 7 del mattino, coi puparuoli di ieri sera sullo
stomaco, non riuscirei ad arrattarmi nemmeno con la Ferilli, figuramoci con te
che tieni le spalle più large delle mie, e ad occhio e croce, dai capelli
rasati e la faccia da pugile intuisco che il secondo cromosoma X ti è caduto
per sbaglio tra le cosce e probabilmente la fessa ti piace più a te che a me, a
quel punto la schifo e la lascio in balia agli eventi, i miei occhi saranno fissi
sul cellulare, anzi riaccendo il motore e mi avvicino un paio di metri alla sua
abbagliante clio bianca per metterle pressione.
Lei afferra la pistola della benzina e comincia a
tirare come se dall’altra estremità ci fosse una comitiva di boyscout, arriva a
mala pena a agganciarla al bocchettone del serbatoio, ovviamente storta, preme
il grilletto terrorizzata, aspettandosi chissachè, pochi secondi, è finita! Lei
lo capisce dopo un po’, vorrebbe a questo punto simulare anche la tecnica dello
sgocciolamento della pompa, l’avrà vista fare qualche volta, ma desiste per non
rovinare tutto, si incammina a passo svelto, tirata dal rinculo della tensione
della pompa, col mento alto, simulando fretta, come una perfetta donna
d’affari, accenna perfino un saluto con la mano alzata, come i camionisti veri
sull’autostrada, ma il suo cromosoma x in più la tradisce e le scappa un
fetentissimo “buona giornata”.. chi cazz te sap.. non ti ho rivolto parola..
non si saluta la gente che fa benzina insieme a te! Vabbè .. dai sei stata
brava, tra un po’ la tua macchina si fermerà e dovrai chiamare un carro
attrezzi, il motore ingrippato ti costerà una fortuna, e già… la tua macchina è
un diesel e tu ci hai messo la benzina, avrei potuto dirtelo, è vero, ma non me
lo hai chiesto…
lunedì 19 settembre 2016
La Dieta a Napoli
La gente non è cattiva, è solo che sta a dieta. Io per
esempio da quando sto a dieta mi sembra che mangiare oppure farmi un bidè in
pratica mi procurano la stessa sensazione; alla fine ho comunque l'impressione
che mi sono sciacquato la palla.
Io però sono un caso estremo perché mettere me a dieta è
come costringere Rocco Siffredi all'astinenza sessuale, un peccato veramente.
Come infatti metto fine alla dieta quando guardando un programma di cucina in
tv mi rendo conto che tengo una mano infilata nella mutanda.
Per questo vi voglio dare dei consigli dietetici seri non
come quei consigli sciemi come per esempio: “quando cucinate usate il mixer, il
frullatore o il minipiner in modo da variare le consistenze delle pietanze e
non avere l'impressione di mangiare sempre la stessa sbobba” E poi ti ritrovi a
mangiare una vellutata di ManaggiaLaFammaBucchinaEInfame con una spolverata
croccante di MaCheSfaccimmaEVitaEMerdÈChest. E manco uno deve fare le poze
della fame che poi dopo cena vi
ritrovate a scavare nello stipo per trovare qualcosina di doce che strunzi come
siete non avete comprato niente perchè state a dieta e mo state come i
poverommi a togliere la muffa dal buccaccio di marmellata e a trovare una fetta
biscottata che non ha pigliato di umido o peggio a zucare il fondo del boccaccio
di miele avanzato dagli struffoli di Natale o
peggio a farvi pane olio e zucchero che da bambino vi ricordate che era buono
ma ad oggi vi provaca reflusso gastrico dopo il primo muorzo o peggio state
zucando dalla bustina di uvetta passa come i drogati.
Quindi vi consiglio vivamente di
seguire questa nuova dieta Saittella per filo e per segno, funziona così
:
Lunedì - dieta ferrea, olio ammisurato, verdure, yougurt magro, niente pane ecc...
Martedì - "uè vedi che ho sgarrato un poco con l'olio"
"Vabbuò nun fa nient.. hai accattato i yougurt?"
"Si ma quelli magri non se ne scendono ho preso quelli normali"
"Che gusto?"
"Cioccolato e nzogna"
"Il pane ci attocca?"
"Un panino piccolo integrale"
"Ma questo non è integrale"
"Non l'ho trovato"
"Vabbuò nun fa niente"
Mercoledì - "l'hai ammisurato l'olio?"
"Non mi arricordo"
"So Finiti i yougurt devi comprarli"
"Ma com'è possibile?!"
"E il pane ci attocca?"
"Un panino piccolo, ma non l'ho trovato ci sta sta palatella da mezzo kg"
"Vabbuò ci levo la mollica"
Giovedì - "è finito l'olio si deve accattare"
"Ma ste mulignane a fungitiello nun so pa dieta!"
"Come no so al forno.. ci sta un poco di olio in più però so al forno"
"Vabbuò e vicino che ci attocca?"
"Il prosciutto di maiale però non l'ho trovato"
"Vabbuò in frigo ci stanno le sasiccie e le tracchiulelle sempre maiale è.."
"Si però senza pane che oggi era l'onomastico di Tonino e ci ha offerto le sfugliatelle e pareva brutto non accettare"
Venerdì - "marò so troppo stanco per cucinare ci chiamiamo una pizza?"
"No la pizza no stiamo a dieta.. prendi un pollo arrosto che quella è carne bianca, ce ne possiamo mangiare quanto ne vuoi"
"Togli la pelle che è grassa"
"Vabbuò ma io lascio il petto che mi annozza"
"Il pullastraro mi ha regalato una vaschetta di patane inzevate.. ma le patane so verdure?"
"Penso di si"
Sabato - "stasera teniamo la pizza!"
"Margherita senz'olio"
"Vabbuò io mi piglio la primavera che quelle so tutte verdure"
"Uh ma le verdure so fritte e ci sta pure la pancetta arravugliata"
"Vabbuò una volta a settimana nun fa niente"
Domenica - "ha detto il dietologo che la domenica è libera"
"Menomale che dobbiamo andare a mangiare dalla nonna"
"Poi domani però ricominciamo la dieta"
"Ua perché fino a mo che abbiamo fatto?!"
sabato 17 settembre 2016
Il Giacchettiello Dietro al Cuofano
Una delle conseguenze di non voler arrendersi all’autunno è
che la matina scengo ancora con la magletella a meze maniche (t-shirt, per i
chiattilli). Il fatto è che, stupidiato dal suonno, non mi rendo mai conto
della reale temperatura esterna, e infatti stamattina sono arrivato fuori alla
posta e poi nell’ordine mi sono reso conto che: prima cosa stavo sveglio, anche
se non sapevo come fossi arrivato lì, seconda cosa
che faceva un fetente di freddo con patapati sparsi, grandine a grappoli,
nebbia in valpadana, cavallette dell’apocalisse ecc.. allora mi ho arricurdato
che tempo fa misi un giacchettiello dietro al cuofano, il classico
giacchettiello che saddà jettà, che ti accattò mammà in coppo pugliano e non si
sa come è sopravvissuto a innumerevoli sfratti, che però “mo me lo metto dietro
al cuofano ca un se po mai sapè”, ovviamente il giacchettiello in questione è
qualcosa di apocalitticamente imbarazzante; color rosso SanCiro con rifiniture
in grigio depressione, cappuccio anni 90 con laccio antisuicidio, ammappucciato
come se ci avesse andata in letargo una intiera famiglia di zoccole, odore a
metà tra nafta e umidità, non si esclude che sia stato usato in passato per
controllare il livello dell’olio o come gancio di traino, ma comunque con la
mia t-shirt declathon azzurra ci stava una favola per questo, visto che ormai
ho perso qualsiasi dignità umana e faccio collezione di figure di niente,
decido comunque di indossarlo perché meglio essere scambiato per puzzato di
fame che prendere la bronchita che poi essendo veramente un puzzato di fame non
tengo i soldi per comprarmi le medicine. Per ripararmi dalla pioggia poi ho
ritrovato sotto alla rota di scorta un ricchionissimo ombrellino bianco a pois
rosa con inserti in merletto col manico curto e un asticella spezzata, che
probabilmente dato le dimensioni è stato progettato per riparare dalla pioggia
le capocchie di cazzo. Mi avvio così bel abbardato verso la posta, al che il
necro che chiede l’elemosina fuori mi piglia sotto braccio (il suo outfit era:
maglietta del Barcellona, jeans multitasking, scarpe antinfortunistica sporche
di fraveca) e mi dice. “Fratello questa veramente è zona mia, però ti ho visto
che veramente staje più nguaiato di me, facciamo così, tu ti metti all’entrata
io all’uscita e poi spartiamo” e io gli ho risposto “caro amico necro, dammi il
tempo che pavo ste bollette, chiamo al masto e mi do malato e poi ci apriamo
questa società a responsabilità immigrata che sicuro mi abbosco di più che
andando a faticare”. Traso nella posta, mi scanso quelle 3-4 vecchie che mi
volevano dare i 20 centesimi e una suora che mi voleva purtare alla caritas, e
mi accorgo che è jurnata di pensioni è ci stanno orde di giovani sfasulati che
portano la nonna a riscuotere venerandola come fosse la Venere di Willendorf e
tutta la curva B di vecchi assettati che si allamentano random con gli
impiegati allo sportello “Oilloc mo se soss nata vota” “Oilloc mo se fa a chiacchierata”
“Oilloc mo se pigl pur o’ cafè chill già fatica assai” ecc.. che secondo me li
paga la posta per incentivare gli impiegati e infatti quando gli ho chiesto
“scusate o’ nò che numero tenete?” mi ha risposto “No no io la pensione lo
presa ieri, stamattina so venuto apposta per cacare il cazzo”. Allora ho
desistito e me ne sono uscito, solo che non ho trovato al necro che
evidentemente aveva visto passare una giovina ariana e ha dovuto un momento
violentarla, o forse ha visto passare un italiano che lavorava (è difficile) ed
è andato a rubarci il lavoro, o forse è andato a riscuotere i suoi 40€
giornalieri che gli regala lo Stato italiano per andarli a sperperare in droga
e Snai. Mo sto fuori alla posta facendo il paro e sparo se mi conviene andare a
faticare o prendermi il posto del necro.. male che vada sopra a facebook alla
voce lavoro scrivo “Ricercatore”… Ricercatore di spicci..
venerdì 16 settembre 2016
La Cazzimma Delle Femmine
Ore 8.45, arrivo in Questura, di turno nella guardiola ci
sta una femmina (mai una ciorta).
Stereotipo di femmina: CriptoLesbo, volgarmente detta Masculone. Divisa d’ordinanza, capelli corti, camminata western con mano al cinturone. Fortunatamente però questo tipo di femmina (che è stata costretta a sposarsi un uomo dalla mamma) sfoga la sua frustrazione sessuale sulle altre femmine quindi noi ommi siamo quasi immuni.
“Buongiorno” (con tutta la gentilezza che tengo in cuorpo)
“Che devi fare?!” (col tono di “favorisca i documenti”)
“Dovrei solo far timbrare questo documento dall’ufficio amministrativo (uso il condizionale e il “solo” per sminuire la cosa e addolcirla un poco)
“L’ufficio apre alle nove!” (col tono di “qualsiasi cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale”)
“Si Si lo so.. mi sono avviato un poco prima.. perché poi devo lavorare…capite com’è…ahbsnckskaslacll… (col tono di “scusami, non lo faccio più, dai abbracciamoci, anche io ho dei dubbi sulla mia sessualità”)
“vabbè comunque è il primo! Prenda il numero!” (col tono di “io già mi devo infilare un pene nella vagina malvolentieri poi devo combattere pure tutte le mattine co sti sciemi”)
Mi avvio nella incozzutissima saletta d’attesa e noto che c’è prima di me un altro poverommo, vestito praticamente uguale a me; scarpe da ginnastica nzevate, cazunciello curto fuori stagione, t-shirt scagliata a livello poze di fame. Lo guardo come a dicere “ma che spaccimma! Non ero il primo? Quel masculone di merda m’ha sfottuto?”, lui essendo ommo capisce il mio disagio interiore e mi tranquillizza “No nun te preoccupà, io devo mettere la firma per gli arresti domiciliari” … devo rivedere il mio abbigliamento.
Subito dopo sento in lontananza un ondata di schiamazzi fastidiosissimi che aumenta sempre di più fino a scoppiare in tutto il suo fragrore quando entrano 3 ragazze sulla ventina probabilmente parienti tra di loro accompagnate da una genitrice che tenevano scritte in fronte “promessa sposa che deve fare il passaporto per andare in viaggio di nozze a SharmeSheik che non mi guardate proprio che sto troppo esaurita che la sarta mi ha sbagliato a mettere il ricamo sulla vesta e l’autonoleggio non tiene la machina scappottata dell’anno di matricolazione che dico io e il ristorante non mi vuole fare la confettata fuori al terrazzo che a Novembre dice che può piovere e devo ancora dire a tutte le invitate come si devono vestere merò come faccio!?”
Stereotipo di femmina: Professorina, volgarmente detta a’ prufessuressa r’ò cazz. Polo o camicia color pastello infilata in jeans demodè, capelli a coda di cavallo, faccia perennemente schifata.
“Scusi dobbiamo fare i passaporti!” (buongiorno hai visto come sono brava?)
“Signorina deve prendere il numero, ci sta già questo signore prima di voi!” (sor ro cazz)
“Abbiamo già scaricato tutta la documentazione da internet!” (te lo già detto che sono brava?)
“Si si ma dovete aspettare nella saletta qui non potete stare” (sor ro cazz stai pazziann co fuoco!)
“Nella saletta questa qua?” (uè con chi ti credi di parlare? Io mi sono laureata in Lettere con 110 e lode.. anche se non so riconoscere una saletta d’attesa)
“Si” (te lo giuro sul culo di Belen che prima delle 13 non ve ne faccio uscire).
L’orda di schiamazzi arriva nella saletta però un delle Professoresse r’ò cazz nota un cartello che riporta tutta la documentazione necessaria per ottenere il passaporto, si avvicina, la legge lentamente e sbianca in volto:
“Ragazze ma qua sta scritto che ci vuole la fotocopia della carta d’identità?!” (dramma!)
“Ma quando mai! Su internet non c’era scritto!” (non la date aurienza, quella ha preso 110 senza lode)
“Ma qua sta scritto che ci vuole!” (quello perché la professoressa di Filosofia mi teneva sullo stomaco perciò non ho avuto la lode)
“Potremmo domandare alla poliziotta di guardia” (il parrucchiere mi ha sbagliato la prova con qualcuna me la devo pigliare)
Intervengo io per evitare che la ragazza possa ritrovarsi in manette con un manganello infilato nella fessa..
“Ragazze anche io l’ho fatto il passaporto.. effettivamente ci vuole la cartà d’identità” (330 e due lodi e non ci arrivate da sole che per fare un passaporto ci vuole un documento di riconoscimento?)
“Casomai vediamo se la poliziotta di guardia ci può fare una fotocopia” (come osi parlarmi tu diplomato in ragioneria con 46/60, ringrazia a Dio che ormai ho puntato la poliziotta di guardia sennò ti cacavo il cazzo a te)
“ah si sicuramente..” (è stato bello conoscerti)
Guardo l’orologio, sono le 9.04, e chi dice niente? Mi mecco troppa paura..
Entra una altra femmina.
Stereotipo di Femmina: ZoccolaPuttana, volgarmente detta ZoccolaPuttana. Vestitito attillato di gala, trucco pesanterrimo, occhiali oversize, zizze in canno. Scruta l’unico uomo presente che sarei io:
“Devo fare il passaporto!” (oh tu omuncolo abbagliato dalla mia bellezza, ti permetto di arrattiarti con me in cambio di informazioni utili)
“Signorina guardi deve prendere il numero” (figliò a parte che mi pari Vladimir Luxuria, ma stai perdendo il tempo perché io non intosto dal 1999)
“il numero????” (e io che ho speso 10000 euri per farmi sto popo di zizze dovrei fare la fila? Ma che paese è questo?)
“guardi chieda alla poliziotta di guardia” (afamocc! Mo so cazz re tuoje)
“Buongiorno, scusi, dovrei fare il passaporto” ( tu sei femmina non puoi arrattarti quindi mi tocca dirti Buongiorno e scusi)
“deve prendere il numero!” ( mi pari un trans, non sei il mio tipo)
“ma veramente io dovrei solo chiedere se la documentazione è giusta” (possibile mai che in questo ufficio non c’è un rattuso?)
“va bene entri un attimo però poi prenda il numero” (ma giusto perché mi hai fatto vedere una ntecchia di capetiello)
La ZoccolaPuttana entra e non esce più. Le Prufussoresse r’ò cazzo cominciano a scaldarsi. La capoScassacazzi fa un anima e coraggio e va dalla Poliziotta di Guardia:
“Scusi, ma la signorina non doveva solo chiedere” (Lo so che mi odi ma ci accomuna l’odio per la ZoccolaPuttana)
“Perché ancora deve uscire?” (mi sto per trasformare in Hulk però tu non prenderti più queste confidenze)
Intervengo anche io..
“Effettivamente il primo sarei io..” (mi accodo alla lotta contro la ZoccolaPuttana al costo di sembrare ricchione)
“Mo vado a vedere..” (la spiezzo in due)
La ZoccolaPuttana evidentemente aveva finalmente trovato un rattuso che le stava facendo il passaporto senza farle fare la fila ma non aveva fatto i conti con decenni di pompini controvoglia!
Non so bene cosa è successo in quell’ufficio. So solo che la ZoccolaPuttana è uscita dalla questura senza occhiali e con la capa acalata e la Poliziotta aveva la faccia di una che finalmente si era riuscita a chiavare una femmina.
Mi fa cenno col capo. Le sorrido e entro nell’ufficio pensando “L'universo ha il suo equilibrio e la cazzimma delle femmine alle volte sembra farne parte armoniosamente”.
Stereotipo di femmina: CriptoLesbo, volgarmente detta Masculone. Divisa d’ordinanza, capelli corti, camminata western con mano al cinturone. Fortunatamente però questo tipo di femmina (che è stata costretta a sposarsi un uomo dalla mamma) sfoga la sua frustrazione sessuale sulle altre femmine quindi noi ommi siamo quasi immuni.
“Buongiorno” (con tutta la gentilezza che tengo in cuorpo)
“Che devi fare?!” (col tono di “favorisca i documenti”)
“Dovrei solo far timbrare questo documento dall’ufficio amministrativo (uso il condizionale e il “solo” per sminuire la cosa e addolcirla un poco)
“L’ufficio apre alle nove!” (col tono di “qualsiasi cosa dirà potrà essere usata contro di lei in tribunale”)
“Si Si lo so.. mi sono avviato un poco prima.. perché poi devo lavorare…capite com’è…ahbsnckskaslacll… (col tono di “scusami, non lo faccio più, dai abbracciamoci, anche io ho dei dubbi sulla mia sessualità”)
“vabbè comunque è il primo! Prenda il numero!” (col tono di “io già mi devo infilare un pene nella vagina malvolentieri poi devo combattere pure tutte le mattine co sti sciemi”)
Mi avvio nella incozzutissima saletta d’attesa e noto che c’è prima di me un altro poverommo, vestito praticamente uguale a me; scarpe da ginnastica nzevate, cazunciello curto fuori stagione, t-shirt scagliata a livello poze di fame. Lo guardo come a dicere “ma che spaccimma! Non ero il primo? Quel masculone di merda m’ha sfottuto?”, lui essendo ommo capisce il mio disagio interiore e mi tranquillizza “No nun te preoccupà, io devo mettere la firma per gli arresti domiciliari” … devo rivedere il mio abbigliamento.
Subito dopo sento in lontananza un ondata di schiamazzi fastidiosissimi che aumenta sempre di più fino a scoppiare in tutto il suo fragrore quando entrano 3 ragazze sulla ventina probabilmente parienti tra di loro accompagnate da una genitrice che tenevano scritte in fronte “promessa sposa che deve fare il passaporto per andare in viaggio di nozze a SharmeSheik che non mi guardate proprio che sto troppo esaurita che la sarta mi ha sbagliato a mettere il ricamo sulla vesta e l’autonoleggio non tiene la machina scappottata dell’anno di matricolazione che dico io e il ristorante non mi vuole fare la confettata fuori al terrazzo che a Novembre dice che può piovere e devo ancora dire a tutte le invitate come si devono vestere merò come faccio!?”
Stereotipo di femmina: Professorina, volgarmente detta a’ prufessuressa r’ò cazz. Polo o camicia color pastello infilata in jeans demodè, capelli a coda di cavallo, faccia perennemente schifata.
“Scusi dobbiamo fare i passaporti!” (buongiorno hai visto come sono brava?)
“Signorina deve prendere il numero, ci sta già questo signore prima di voi!” (sor ro cazz)
“Abbiamo già scaricato tutta la documentazione da internet!” (te lo già detto che sono brava?)
“Si si ma dovete aspettare nella saletta qui non potete stare” (sor ro cazz stai pazziann co fuoco!)
“Nella saletta questa qua?” (uè con chi ti credi di parlare? Io mi sono laureata in Lettere con 110 e lode.. anche se non so riconoscere una saletta d’attesa)
“Si” (te lo giuro sul culo di Belen che prima delle 13 non ve ne faccio uscire).
L’orda di schiamazzi arriva nella saletta però un delle Professoresse r’ò cazz nota un cartello che riporta tutta la documentazione necessaria per ottenere il passaporto, si avvicina, la legge lentamente e sbianca in volto:
“Ragazze ma qua sta scritto che ci vuole la fotocopia della carta d’identità?!” (dramma!)
“Ma quando mai! Su internet non c’era scritto!” (non la date aurienza, quella ha preso 110 senza lode)
“Ma qua sta scritto che ci vuole!” (quello perché la professoressa di Filosofia mi teneva sullo stomaco perciò non ho avuto la lode)
“Potremmo domandare alla poliziotta di guardia” (il parrucchiere mi ha sbagliato la prova con qualcuna me la devo pigliare)
Intervengo io per evitare che la ragazza possa ritrovarsi in manette con un manganello infilato nella fessa..
“Ragazze anche io l’ho fatto il passaporto.. effettivamente ci vuole la cartà d’identità” (330 e due lodi e non ci arrivate da sole che per fare un passaporto ci vuole un documento di riconoscimento?)
“Casomai vediamo se la poliziotta di guardia ci può fare una fotocopia” (come osi parlarmi tu diplomato in ragioneria con 46/60, ringrazia a Dio che ormai ho puntato la poliziotta di guardia sennò ti cacavo il cazzo a te)
“ah si sicuramente..” (è stato bello conoscerti)
Guardo l’orologio, sono le 9.04, e chi dice niente? Mi mecco troppa paura..
Entra una altra femmina.
Stereotipo di Femmina: ZoccolaPuttana, volgarmente detta ZoccolaPuttana. Vestitito attillato di gala, trucco pesanterrimo, occhiali oversize, zizze in canno. Scruta l’unico uomo presente che sarei io:
“Devo fare il passaporto!” (oh tu omuncolo abbagliato dalla mia bellezza, ti permetto di arrattiarti con me in cambio di informazioni utili)
“Signorina guardi deve prendere il numero” (figliò a parte che mi pari Vladimir Luxuria, ma stai perdendo il tempo perché io non intosto dal 1999)
“il numero????” (e io che ho speso 10000 euri per farmi sto popo di zizze dovrei fare la fila? Ma che paese è questo?)
“guardi chieda alla poliziotta di guardia” (afamocc! Mo so cazz re tuoje)
“Buongiorno, scusi, dovrei fare il passaporto” ( tu sei femmina non puoi arrattarti quindi mi tocca dirti Buongiorno e scusi)
“deve prendere il numero!” ( mi pari un trans, non sei il mio tipo)
“ma veramente io dovrei solo chiedere se la documentazione è giusta” (possibile mai che in questo ufficio non c’è un rattuso?)
“va bene entri un attimo però poi prenda il numero” (ma giusto perché mi hai fatto vedere una ntecchia di capetiello)
La ZoccolaPuttana entra e non esce più. Le Prufussoresse r’ò cazzo cominciano a scaldarsi. La capoScassacazzi fa un anima e coraggio e va dalla Poliziotta di Guardia:
“Scusi, ma la signorina non doveva solo chiedere” (Lo so che mi odi ma ci accomuna l’odio per la ZoccolaPuttana)
“Perché ancora deve uscire?” (mi sto per trasformare in Hulk però tu non prenderti più queste confidenze)
Intervengo anche io..
“Effettivamente il primo sarei io..” (mi accodo alla lotta contro la ZoccolaPuttana al costo di sembrare ricchione)
“Mo vado a vedere..” (la spiezzo in due)
La ZoccolaPuttana evidentemente aveva finalmente trovato un rattuso che le stava facendo il passaporto senza farle fare la fila ma non aveva fatto i conti con decenni di pompini controvoglia!
Non so bene cosa è successo in quell’ufficio. So solo che la ZoccolaPuttana è uscita dalla questura senza occhiali e con la capa acalata e la Poliziotta aveva la faccia di una che finalmente si era riuscita a chiavare una femmina.
Mi fa cenno col capo. Le sorrido e entro nell’ufficio pensando “L'universo ha il suo equilibrio e la cazzimma delle femmine alle volte sembra farne parte armoniosamente”.
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