venerdì 30 agosto 2013

L'Origine dei Detti Napoletani - Volume 1



Negli anni 60 Ischitella è un lussuoso luogo di villeggiatura oltre ad essere un grazioso borgo di pescatori, capitò che nel 1965 per puro caso si ritrovarono in vacanza tutte insieme le mamme dei futuri deputati del PDL.

E fu a quel punto si verifico un vero e proprio cataclisma, praticamente quando le mamme di futuri deputati del PDL si buttavano a mare per farsi il bagno dopo un po’ che stavano ammollo le si vedeva sobbalzare cacciando dei gridolini tipo “uh..uhuh..uuuuh”.

Il giorno dopo i pescatori buttarono le reti in mare è non presero nemmeno un pesce, e così il giorno dopo e il giorno dopo ancora, cosicché presi dalla disperazione decisero di riunirsi per trovare una soluzione; uno dei pescatori si ricordò che in paese viveva una vecchia star locale che si era ritirata dalle scene proprio nel suo momento di maggiore fama senza un preciso motivo, costui era un cantante rockabilly che faceva le cover di Elvis, Bobby Solo, Little Tony ecc.. per gli americani che nel dopoguerra venivano in villeggiatura qui da noi, e nonostante l’inattività aveva  ancora un grosso seguito. Allora decisero di andare da lui per chiedergli di organizzare il suo trionfale ritorno sulle scene in un concerto per raccogliere fondi per i pescatori in difficoltà. Il cantante in questione era il famoso Riccardo Marinato in arte Rick Marenare che però prima di dire si però si prese un lungo periodo di riflessione. Per questo si diffuse nel paese il modo di dire tutt’ora in uso: “ O Rick Marenare ..o Pover Piscator!”



Nell’800 la carne era un bene di lusso, il popolino non potendo ovviamente permetterselo aveva inventato tutta una serie di credenze popolari intorno a esso che per lo più riguardavo la perdita del senno. Forse inoltre queste credenze erano anche fondate, perché non esistendo ovviamente allora i controlli, il frigo, l’asl ecc.. la mucca pazza regnava incontrastata tra i consumatori di carne. Proprio per queste credenze i macellai avevano enormi difficoltà ad arruolare garzoni, giovani di bottega ecc disposti a lavorare a contatto con la malefica carne per tutto il giorno, quindi spesso erano relegati a fare questo lavoro i giovani più cretini e deficienti del paese. Essendo un bene di lusso poi la carne doveva essere sorvegliata anche la notte per evitare eventuali furti e spesso questi garzoni erano costretti a dormirci sopra per sorvegliarla. E da questa usanza che si diffuse il simpatico modo di dire: “A Carn Asott e E’ Maccarun Acopp”.



Non tutti sanno che prima dell’avvento dei motori a scoppio le persone come mezzo di locomozione non usavano solo i cavalli, i carri ecc.. ma era consueto, specialmente tra le classi meno abbienti, il trasporto in braccio o sulle spalle. Spesso svolgevano questa attività i giovani più robusti che in cambio di un “biglietto” (una banconota) ti trasportavo in braccio da un luogo all’altro. Quando poi un paio di generazioni dopo nacquero le automobili, gli autobus, i tram ecc i giovani si ricordavano dei loro antenati che svolgevano tale attività in tempi non sospetti e orgogliosamente esclamavano il modo di dire in uso ancora oggi. “si o'Nonno tenev e Rote er nu Tram”



Negli anni trenta nacquero i ladri d’appartamento, spesso e volentieri si trattava di vere e proprie bande di criminali che accedevano agli appartamenti delle vittime soprattutto passando per la rete fognaria oppure dagli scantinati ecc… tutti luoghi comunque molto bui, per questo inventarono quello che oggi è comunemente conosciuto come Gruppo Elettrogeno ma allora era a manovella e si chiamava  “O’Lume A’Pugnett”. Gli addetti all’uso del Lume erano due e insieme formavano il cosiddetto “Palo”, che non è, come molti erroneamente pensano, la sentinella della banda che avvisava nel caso arrivassero le forze dell’ordine, ma semplicemente deriva da “Palo della Luce”.

Il “Palo” era composto da: l’addetto all’uso della manovella; di solito il più famoso masturbatore del quartiere, e da  colui che reggeva la Lanterna, e data la luce accecante del marchingegno di solito era un non vedente. Da ciò deriva il modo di dire “A Lanterna Man e Cecat”.



Negli anni 50 erano molto diffuse le case di tolleranza, però purtroppo nel dopoguerra e con l’avvento del boom economico era molto difficile trovare giovani carine disposte a imparare il mestiere più vecchio del mondo, quindi spesso erano delegate alla prostituzione anche donne non di bellissimo aspetto. Al massimo ogni casa di tolleranza poteva permettersi il lusso di avere nel suo staff solo una giovane dall’aspetto gradevole, e spesso i bordelli se le contendevano come accade oggi con le squadre di calcio e i calciatori. Essendo ovviamente molto richieste ai clienti capitava di poter inzupparsele molto raramente ed era considerato quasi un terno all’otto. Da qui il detto: “Pigliat a Bona ca a Malament nun manca maje”.



Come è noto negli anni 50-60 le famiglie erano molto numerose e spesso vivevano al limite della miseria. L’igiene personale non era ancora concepita come oggi ma il benessere economico cominciava a far avanzare pretese al riguardo soprattutto alle donne, da sempre più attente all’igiene. Purtroppo spesso nelle case c’era un solo bagno o addirittura esistevano i bagni condominiali. Quindi succedeva che un giovine quando aveva appuntamento galante con una ragazza dovesse comunque aspettare il proprio turno per la toletta, e quindi spesso e volentieri era in ritardo ed era costretto ad arronzare l’igiene intima e pur sapendo che alla fidanzata ciò non sarebbe piaciuto, ed avrebbe procurato una lite, usciva comunque commentando rassegnato “Ascimm a Pisc Fetient”



C’era una volta la mamma di Silvio…. Vabbuò nun da rett…

“Ngnik Ngnak int a Buttegl”

mercoledì 28 agosto 2013

La Sacra e Segreta Arte del Filmino di Matrimonio



Nonostante negli ultimi anni sia stato devastato dalla regressione culturale crescente(come un po’ per tutto d’altronde), il filmino del matrimonio è una vera e propria forma d’arte, che ha avuto il suo massimo splendore negli anni 80 e inizi anni 90.
Avendo io un fratocuggino maestro in quest’arte cinematografica cameraman a TeleA da 30 anni , sono venuto a conoscenza del fatto che in realtà si trattava di una vera e propria forma d’arte sacra, con dei precetti ben precisi che andavano rispettati minuziosamente, un po’ come per il teatro giapponese, per non incappare nella blasfemia infamante delle anteprime a via Caracciolo.

I creatori dell’opera dovevano essere tre; detti volgarmente fotografi dovevano essere di sesso maschile e circoncisi :



  • Il Cameraman: di solito il più anziano che custodiva e elargiva con parsimonia i segreti artistici della sacra arte agli altri due elementi.
  • L’ addetto alle Luci: di solito il più giovane che stava per tutto il tempo col braccio alzato per tenere il faretto di 300.000 watt che poteva illuminare da solo mezzo campo di calcetto.
  • L’amico a scrocco: per lo più figurante intento solo a mangiare a sbafo come un puorco, figura apparentemente inutile ma di grande valore tradizionale.



I tempi della realizzazione erano scanditi da segnali ben definiti ma sempre uguali tipo: il momento in cui tutte le donne presenti si toglievano le scarpe sotto al tavolo oppure dopo il terzo bambino andato al pronto soccorso o infine quando il secondo zio ubriaco cominciava a fare il rattuso, ecc.

Fondamentali inoltre erano le musiche che includevano al massimo una ventina di pezzi ognuno dei quali doveva accompagnare un momento ben preciso della messa in opera della rappresentazione artistica.

Vi espongo di seguito un esempio classico di rappresentazione della sacra e segreta arte del filmino di matrimonio:

 

scena 1. location: casa della sposa.
musica: una a scelta tra:

primo piano della sposa con stacco nello specchio sul commò.
sposa con truccatore e/o parruchiere gay che fanno battuta e lei ride.
sposa schiata sul letto a tipo bambulella di capodimonte con pugno sul mento e sguardo sfuggente.
entrata della suocera palesemente imbarazzata che consegna  buchè alla sposa gesticolando col regista per capire dove mettersi.
carrellata effetto seppia spalliera del letto, sposa, armadia e di nuovo specchio commò. 
entrata genitori che si schieano a tipo fotografia.
asciuta della sposa dal palazzo con tagliata del nastro del papà e stacco della musica per consentire l'audio originale degli schiamazzi delle vaiasse che lanciano il riso. 
carrellata in bianco e nero della machina d'epoca addubbata a festa.
primo piano criaturo adibito a paggietto che dice palesemente una malaparola.

scena 2. location: casa dello sposo.
musica. una a scelta tra: 
 
                                      

sposo che si fa appuntare la cravatta dalla mamma.
sposo che si sfila e poi si rimette la giacchetta.
sposo che tiene giacchetta sulla spalla.
(basta così perchè si sa che lo sposo in quella giornata è solo una comparsa)

scena 3. location: chiesa.
musica: una a scelta tra:




carrellata chiesa mentre la gente si appiccica per accappararsi le panche migliori.
arrivo della sposa con scesa dalla machina e criaturi gironzolanti.
stacco musica con trasuta della sposa in chiesa accompagnata da una a scelta tra: 

carrellata sugli invitati dormienti con
primo piano scambio anelli con battutina standard prete.
eventuale stacco musica per scambio promesse.
asciuta della sposa con lancio riso rallenty a sfumare. 

scena 4. location: buttati in mezzo a una via.
musica: due a scelta tra: 




ripresa dalla machina cartello uscita autostradale.
ripresa scoglio, mare,gabbiano che vola, vespa che impenna.
sposo che fa scendere sposa dalla machina.
sposi abbracciati di lato con carrellata sul panorama.
sposo che fa fare caschè alla sposa.
sposi schiati per terra.
primo piano sposi che si baciano con cambio inquadratura su cofano mercedes.
sposi che si tengono per mano che si arritirano.

scena 5. location: ristorante.
musica: una a scelta tra: 





sposi che entrano con stacco musica per applauso.
sposi che si assettano e bevono sciampagna.
carrellata parenti che mangiano con: chiaturo che fa linguaccia, vecchia che si mette in posa, zio che sorride a frato del cazzo, cuggino che fa il figo fingendo di continuare a chiacchierare, zio che se ne strafotte della telecamera e continua a strafogare, famiglia ntussecata non si sa bene il perchè ecc.. 
sposi che abballoano su my way live on pianobar.
carrellata a scatti miezo alla gente che abballa.
sposi che bevono la sciampagna coi bracci arravugliati.
taglio torta con araputa di caiola palumbi. 
stacco su palumbi che volano e tramonto.
sposi che salutano da dentro alla machina.

titoli di coda con interviste ai parienti e backstage.
musica: una a scelta tra:




 

martedì 27 agosto 2013

COMUNICATO MOVIMENTO FILO FILO BORBONICO




Sudditi e pupulazione dellu Riame, na vota Napule era na capitale cunusciuta e apprizzata in tutta l’Europa per la qualità e la fattura delli suoi prudotti, ma da quande so arrivati li Piemuntese, e anche li cinise, la robba me par nzogna pe li casatelle.
E pure la stoffa nun tene chiù chillu vigore antico degne dello Riame delle Due Sicilie, lu cutone se rompe primma ancora di infelarlo pe dint all’ago, li cazune se scosane per mezzo alli pacche e comm antuppi pe vicino a nu chiuovo se sdruma tutto lu vestito.
Per questi mutivazione che noi del Movimento Filo Filo Borbonico chiediamo alla pupulazione di ribbellarse a queste soppruse, noi rivulimmo lu Filo Borbonico che era forte, resistiente e rubusto.

Viva o’ Re, Viva Li Sarte Borbonici, Viva Lu Filo Borbonico.

lunedì 15 luglio 2013

Mondi Paralleli Fratacchioni



A voi capita di chiedervi se gli uomini primitivi si rendevano conto della loro arretratezza? cioè ogni tanto pensavano “Ua Ma Nuje Stamm Nguajat!? oppure erano convinti che la clava fosse il massimo che il progresso e la mente umana potessero realizzare? … io quando mi drogo ci penso.

Poi mi chiedo se forse non stiamo pure noi in un’epoca primitiva, o quantomeno, come diceva il poeta, “un nuovo medioevo”, e non ce ne rendiamo conto, e ci pensiamo che un cellulare con una mela muzzecata sopra che non prende manco sotto al ripetitore e con tutta una serie di applicazioni che vanno dall’inutile all’incomprensibile all’unamerastrunzata sia il massimo che il progresso e la mente umana possono realizzare. Mentre ci sono ancora i tumori, l’aids, le guerre, la fame ecc. Ua Ma Nuje Stamm Nguajat!!

Comunque menomale che c’è la droga che non ci fa perdere la percezione di noi stessi e ci libera da questo annebbiamento totale che chiamano vita. Mo non voglio fare il filosofo ro’ cazz, tipo il Fabio Volo tossico però l’equazione è abbastanza semplice: Essere umano: macchina ultraresistente con ottimo rapporto consumo-profitto, non impara niente dalle proprie esperienze, dimentica tutto e in fretta, istintivamente egocentrico, aggiungici il Capitalismo, fatti un bombolone e ci arrivi pure tu.. “Ua Ma Nuje Stamm Nguajat!!”.

Per farsi venire questi pensieri allucinogeni però la droga da sola non basta, cioè anche se stai a livello “Uà fratacchione comm stai bell stasera cu sta cammisa!.. veramente è una polo” ci vuole comunque la location  e la situazione adatte per farsi queste domande tipo “Dio Esiste?” “Gli Alieni Esistono?” “Chi Cazz è Callejon?" ecc.. 

Cioè vi capita anche a voi ogni tanto di trovarvi in posti e/o situazioni dove non ti rendi conto se stai vivendo veramente o  se sei in una specie di Matrix ra strunzata, che ti aspetti da un momento all’altro che l’orologio della cucina comincia a squagliarsi e il pesce rosso zompa dalla vaschetta con una tigre in bocca mentre un puorco vestito da suora cerca di baciarti e ti passa davanti un folletto con un flauto infilato in culo che ti dice: “Uà fratacchione comm stai bell stasera cu sta cammisa!” e tu “Veramente è una polo… pure di quelle fetenti… Piazza Italia a 5,90€… ua fratacchione se ti piace così assaje ta pigl pur a te!.... devo vedere se tengono la XXXXXXXXXXXXXXS…pass nu poc o flauto!”.

A me questo fatto di sentirmi una via di mezzo tra Dorothy e Alice me lo fa spesso quando vado nei locali con i tronisti vestiti tutti uguali e le ragazze che ballano col la borsa sotto al braccio oppure quando vado al centro commerciale nel week-end.

Voi direte, vabbuò allor si scem tu, che cazzo ci vai a fare al centro commerciale nel week-end? E vabbuò allora parlamm e nun ce capimm.. l’essere umano…non impara niente dalle proprie esperienze…dimentica tutto e in fretta..ecc.. ma allor o vir che è come dico io?

Oltrepassare quelle porte scorrevoli e come attraversare uno strargate che ti catapulta in un'altra dimensione; la dimensione dello squallore schizofrenico.

L’effetto dell’aria condiziona gelida a 120km. sulla tua cervicale ti fa sentire un novello Neo che si inghiottito la pillola rossa insieme a una bustina di Aulin perché istantaneamente ti gira la testa e ti viene pure la nausea. Non tieni manco il tempo di dire Maronn aiutem che le tue gambe cominciano a camminare da sole senza meta, un po’ perché istintivamente la prima cosa che fai è cercare di scappare, un po’ perché sei inghiottito dal flusso di gente tipo corrente del golfo con al posto delle tartarughe e i pesci pagliaccio una nuova forma di vita accomunabile a degli “zombie cuozzi”.

Tutto quel caos che fornisce visioni allucinogene continue unito alla digestione della trachiulella hanno l’effetto di una paccariata ai neuroni manco se stessi sotto anfetamine e più o meno nella tua testa succede questo:

“ ua che burdell, dove andiamo? Da quella parte!! Avanz o per, ancora un po’, criaturo che piange, coppietta che si manea in pubblico,  chiattone con smanicato, signora leopardata, incidente tra carrozzini, criaturo che allucca, avanz o’ per, bella sta maglia, troppo cara, non me la posso permettere, bella sta maglia, il prezzo è equo, non me la posso permettere, bella sta maglia, il prezzo è buono, non me la posso permettere, criauturo che abbosca e poi piange, avanz o’ per, marito spaesato, marito che si apposta per trovare panchina, marito tirato a forza, marito con sbalzo di pressione in atto, marito che piange come un criaturo, avanz o’ per, coppia allampata, signora incinta con tubbo pringles, adolescenti che si rincorrono, uomo con rayban e cammisa aperta, adolescenti vestite da zoccole, criaturi che si picchiano tra di loro e piangono a turno, avanz o’ per, coppietta che mangia pizza su muretto, musica dal vivo di basi musicali, cantante che non ce la fa, suonatore di percussioni con zucchetto all’uncinetto, cover Pino Daniele, avanz o’ per, rissa fuori da McDonald, vecchia abbandonata su sedia, rissa per accaparrarsi tavolino, viecchio dormiente forse morto appoiato a carello, craituro che vota a faccia a terra e piange, avanz o’ per, coppia tronista lui trans lei, comitiva zitelle manc e can, compagnoni fratelloni criptochecche palestrati, canillo dentro carrello terrorizzato, suggettone ricco con femminone a seguito, criaturo nzevato gelato alla fragola che piange, avanz o’ per,  signora con tacchi a spillo, comitiva adolescenti ciuffati, odore di kebab, odore di McDonald, odore di scella sudata, odore di cesso, strascino per fila cesso donne, pozzanghere di pisciazza cesso uomini, papà che fa pisciare criaturo in braccio nell’orinatoio, criaturo che si piscia pe cuollo e piange, avanz o’ per, signore che fuma sigaro, signore con sigaretta elettronica spenta, commessa zoccola vestita da puttana, schermo gigante faccia di Cavani nacctuttcos, io che piango come un criaturo, fila cinema adolescenti baffo accennati, biglietti prezzo tariffa racket, sala 2 in fondo a destra, troppo in anticipo, sala vuota….ma che film ci dobbiamo vedere? Nient nu film magia, fantascienza, mondi paralleli cos.. ah agg capit…nu poc e pace … finalmente.”

lunedì 1 luglio 2013

Rosaria Urla



Rosaria urla, in modo spaventoso, come se la stessero torturando, quando arrivi al quinto piano e la senti, la prima cosa che pensi è “oddio cosa le stanno facendo” la seconda è “dove sono capitato”. Rosaria doveva essere una bella donna, adesso appare solo come una malata di mente su una sedia a rotelle, magrissima, coi capelli rasati e la testa piena di cicatrici, ma ha due occhi grandi, chiari. Rosaria urla, si lamenta come se qualcosa le stesse stracciando il cuore, urla i nomi di chiunque passi davanti alla sua stanza; infermieri, medici, visitatori abituali… ormai conosce tutti, è da più di un anno che è ricoverata qui, quando poi qualcuno si ferma a chiederle cosa vuole improvvisamente si calma e con una voce da bimba risponde sempre le stesse tre cose: “Cioccolata”, “gelato” oppure “mi accompagni giù?”. Rosaria urla, continuamente, non si ferma un attimo, per darle e darci tregua ho preso l’abitudine di comprare 5 tronky giù al bar dell’ospedale, la mattina, quando cerco di entrare, e spesso ci riesco, prima dall’orario di visita dei parenti, e quando proprio non ne posso più gliene do uno e lei passa in un attimo dalla disperazione più atroce ad una educazione docile e calma che non ti aspetti, smette di urlare e esclama pacata “grazie signore” e un attimo dopo ricomincia a strillare come se avesse un coltello conficcato in petto. Rosaria urla, disperata, è stata un po’ adottata da tutti qui al quinto piano, anche perché la sua unica figlia in più di un anno sarà venuta a trovarla solo un paio di volte, e l’ultima volta che venne Rosaria si accorse che indossava la fede, che prima non aveva, e allora cominciò a urlare più del solito, come se qualcosa le stesse stracciando il cuore, è forse quella volta lo stava facendo per davvero. Rosaria più di un anno fa ha scoperto suo marito a letto con un'altra donna e si è buttata dal terzo piano, da allora vive al quinto piano di questo ospedale. Io a Rosaria ci voglio bene.

Maria è molto timida, parla pochissimo, è più in carne rispetto a Rosaria tanto che ci sta a stento sulla sedia a rotelle, ed è quasi sempre depressa. Il fratello viene a trovarla tutti i giorni, Luigi, fa il pompiere e tante volte viene da lavoro ancora con la divisa addosso, è un omone col pizzetto dai modi un po’ rozzi che entra e esce da reparto senza che nessuno gli dice niente, forse per il timore che incute. L’ho vista piangere tante volte  Maria e mai ho sentito la sua voce, soprattutto quando il fratello la tratta un po’ male, ma lui è la classica persona che dimostra il suo affetto con la forza delle braccia e le ore di sonno mancanti, magari ha i modi un po’ bruschi ma è qui, tutti i giorni. Chiacchieriamo spesso io e Luigi, forse perché siamo simili, le classiche persone che ai “ti voglio bene” preferisco i metri di pizza quando sai che stasera a casa nessuno avrà voglia di cucinare. Solo una volta ho sentito parlare  Maria, quando ha visto Antonio, l’infermiere giovane, carino e gentile di cui è innamorata, quello che si prende le cazziate dal Primario perché non ci caccia dopo l’orario di visita, ci guarda e dice: “ può urlare quanto vuole, io non vi caccio!”, chissà qual è la sua storia di disperazione. “Maria hai visto c’è Antonio?!” urla imbarazzando anche me il fratello, e lei “Antò.. bicchiere..” intuisco che si tratta forse del bicchiere con le pillole che deve prendere, Antonio però è indaffarato, sta facendo il “giro” e le risponde distrattamente “Uè Maria dopo..dopo..” ma a Maria basta, e per la prima volta la vedo sorridere. Io a Maria, Luigi e ad Antonio ci voglio bene.

Sergio è il portantino, potrebbe essere il sosia di Nicola Di Bari, sembra uscito dagli anni 60 con tanto di occhiali con la montatura pesante e basette troppo lunghe, è magrissimo, a volte mi chiedo come fa spingere due pazienti con le sedie a rotelle insieme, chiama tutte le donne, anche le più anziane, “Signorina” e tutti gli uomini, compreso me, “Dottò”. Ha 2-3 battute standard che si gioca quasi tutti i giorni tipo “ adesso andiamo in discoteca!” quando porta qualche paziente a fare gli esami, oppure “oggi zuppa di cozze e alici fritte!” quando arriva il pranzo, nella vita reale non farebbero ridere nessuno ma qui diventano ossigeno puro e qualche sorriso, compreso il mio, lo rubano sempre. Sergio mi da sempre un “passaggio” sull’ascensore ad uso esclusivo del personale e una volta mi ha raccontato che suo figlio è stato in coma per 2 mesi. Io a Sergio ci voglio bene.

Le “tre Marie” sono tre sorelle che ho soprannominato così perché non ne ricordo i nomi, sono tutte e tre più o meno sulla cinquantina, vestono come se arrivassero dalla “Casa nella Prateria” e riesco a distinguerle solo perché una porta gli occhiali, un'altra ha i capelli corti e l’ultima ha i capelli lunghi. Accudiscono a turno il fratello Vittorio, uno di quelli che non si muove, non parla, mangia dal tubicino nel naso e l’unica cosa che sembra viva in lui sono gli occhi, tante volte c’ho chiacchierato con gli occhi di Vittorio, specie quando lo incrociavo in ascensore e magari entrava qualcuno e diceva “buongiorno” alle sorelle senza abbassare lo sguardo e salutare anche lui, i suoi occhi si incazzavano senza rattristarsi come a dire “non è che se non posso rispondere non mi merito neanche un buongiorno, maleducati!” e io con gli occhi gli davo ragione. Le “tre Marie” sono portatrici sane di ansia, riescono a farsi prendere dal panico anche per un ascensore che arriva un minuto più tardi, o per una finestra che non si chiude bene ecc.. è un ansia contagiosa, ma Vittorio sembra abituato ormai. Io alle “Tre Marie” e a Vittorio ci voglio bene.  

La signora Teresa ha due figlie, ha avuto un’operazione alla testa e non muove il braccio e la gamba destra, inoltre la sua malattia ha intaccato l’area del cervello che elabora il linguaggio, in pratica pensa a cosa vuole dire ma non riesce a dirlo, deve essere bruttissimo ma ha detto il dottore che poi recupererà, forse per questo spesso mi appare di una comicità ineguagliabile, chiama la figlia come a volerle chiedere qualcosa “Imma!!!....(silenzio)… uffa!” è diventa esilarante quando sostituisce quel “uffa” con qualche parolaccia pesante. Non mi conosce ma si fa spostare o mettere sulla sedia a rotelle da me. E questa fiducia da parte di una persona estranea ed anziana mi lusinga. Io alla signora Teresa e alle sue due figlie ci voglio bene. 

In un mese in questo ospedale ho sentito le storie più assurde e mi sono fatto più amici  che in 33 anni di vita, forse perché si respira un umanità che rende i rapporti umani più semplici o semplicemente come dovrebbero essere, come quando quel ragazzo che veniva da “fuori” si presentò in reparto coi suoi 4 figli tutti piccolissimi, il più grande forse aveva 9 anni non di più, e quando gli dissi “guarda che qui i bambini non li fanno entrare” lui mi spiegò che aveva fatto 4 ore di macchina e che sua moglie era lì ad assistere sua mamma in coma “ me li guardi tu per un po’?” e me li affidò senza sapere neanche come mi chiamassi, glielo lessi negli occhi quello che non mi disse “si vede, sei disperato quanto me, di te mi posso fidare” così nascosi i 4 bimbi dietro al distributore automatico e per tenerli buoni dovetti finire la mia scorta anti-UrladiRosaria di tronky.

Rosaria Urla, ma ho finito le scorte, Mamma è alla 502, mia moglie sta facendo le valigie, alle 15 arriva l’ambulanza, ci ha detto che vuole tornare a casa sua, dopo 6 giorni è morta davanti ai miei occhi. Voglio ricordarla così come è vissuta; amando e pensando prima agli altri, soprattutto quelli “più sfortunati”, e poi, solo un po’, a se stessa. Cià Mà.

martedì 14 maggio 2013

Le Bizzoche, Gabriele D'Annunzio.




Poesia inedita di Gabriele D’Annunzio scritta durante un suo soggiorno primaverile in quel di Torre Annunziata nel 1902.

Le Bizzoche.

Maggio, andiamo. E’ tempo di migrare.
Ora in terra di Pompei le mie bizzoche1
Lasciano i vasci2 e vanno verso la maronna3:
scendono dal Vesuvio selvaggio
che è nero come la discarica di Terzigno4.

Han bevuto profondamente ai bar torresi5,
che sapore d’acqua sant’agata6
rimanga sui loro stomaci a conforto,
che lungo illuda la loro sete in via.
Spugnato hanno fresella di Gragnano7.

E vanno pel statale antica al piano8,
quasi come erbal Sarno fetente9,
con le vestaglie e gli antichi padri10.
O voce di colui che ntrasattamente
Jastemma tremolante la marina!11

Ora lungo la litoranea cammina12
La greggia. Senza arricciato13 è l’aria.
Il sole inchiomma14 sì la rasa capa15
Che quasi dal puparuolo16 non divaria.
Calpestio, dolci rumori di anche rotte 17

ah perché non si arritirano ste bizzoche18?







  1. Donne che ostentano in modo eccessivo e ipocrita la loro presunta fede cattolica.
  2. Abitazioni al pian terreno che si affacciano direttamente sulla strada senza finestre o prese d’aria a norma di legge.
  3. La madonna di Pompei. Il poeta si riferisce al Pellegrinaggio rituale a piedi verso il santuario di Pompei ricorrente ogni anno nel mese di maggio.
  4. famosa discarica storica del vesuviano già attiva nel 1902.
  5. torresi: di Torre del Greco e/o Torre Annunziata.
  6. Acqua Minerale famosa per il sui effetti anti-digestivi.
  7. Biscotto di grano duro tipico di Gragnano e incommestibile previo spugnamento con  abbondante acqua. Tipico pasto dei pellegrini mariani.
  8. presumibilmente il poeta si riferisce alla statale 268 San Sebastiano al Vesuvio – Angri.
  9. fiume famoso nel modo per il suo elevato tasso d’inquinamento.
  10. era d’uso già all’epoca trascinare con se i congiunti più anziani con la speranza che la eccessiva fatica potesse stroncarne qualcuno.
  11. tipica jastemma degli “anziani padri” prossimi al decesso.
  12. presumibilmente il poeta si riferisce alla litoranea di Torre del Greco.
  13. non ho la più pallida idea di come si traduca in italiano.
  14. vedi nota 13.
  15. era uso rasarsi i capelli in modo da avvertire meno la calura durante il pellegrinaggio.
  16. peperone. In questo caso presumibilmente di colore rosso.
  17. purtroppo data l’età avanza dei pellegrini erano frequenti gli incidenti ortopedici.
  18. brà gabriè.. stann ancor ccà..

venerdì 10 maggio 2013

Il Lavoro al Tempo della Crisi...



Cari miei amici disoccupati, lo so, la vita è dura, fate un lavoro noioso e malpagato è solo per avere vitto e alloggio, vabbè se andate a lavorare veramente è lo stesso che vi credete, però giustamente tutti abbiamo una dignità e quindi a un certo punto andare a rubare gli spicci da sopra al comò di mammà potrebbe instaurare in voi un certo fastidio.

Il fatto fetente però è che c’è la crisi, che poi noi qua a Napoli non è ci siamo tanto accorti di questo passaggio, prima e dopo la crisi, insomma più o meno ci puzziamo di fame da almeno 2000 anni da mano all’eruzione del Vesuvio del 79 d.c. che poi quei bastardi dei romani si so mangiati tutti i soldi della ricostruzione per fare i monumenti a Roma.

Il fatto più antipatico poi è che quando sei disoccupato un sacco di gente si sente in diritto di farsi i fatti tuoi, anche se magari non stai iscritto su facebook, allora un parente appena ti vede manco il buongiorno e subito attacca:

“ uè guagliò l’è fatt a domanda all’Ikea per andare a macellare i Cavalli da mettere nelle purpette? Quello il nipote di un amico mio l’ha fatto e mo s’è sistemato, sta all’Ikea di Bressanone part-time contratto a termine a 400€ al mese! E tu duorm oì!!!”

allora tu che sei una persona educata rispondi:

“ si si o zì l’aggio fatta!”

mentre quello che pensi in realtà è:

“ allora zio ragioniamo pacatamente di questa cosa: premesso che io abito a Casoria e fare il pendolare tutte le mattine per Bressanone non è possibile ammenochè il riporto che tieni in testa non è uno Stargate e comunque mi farebbe schifo passarci, premesso che questo fantomatico nipote dell’amico tuo esiste veramente e non è frutto di qualche tua visione allucinogena dovuta alla fatica durante l’ultimo pellegrinaggio a piedi a Pompei che hai fatto, tale individuo per poter campare con 400€ al mese a Bressanone dovrebbe dormire di nascosto nell’ikea azzeccandosi un cartellino sulla recchia e facendo finta di essere un pezzo di design svedese, per mangiare dovrebbe fare la posta agli impavidi clienti che mangiano in quel posto malefico e arrunzare i piatti di purpette e patatine avanzati che farebbero schifo anche a quella cloaca di tua moglie, usare il bagno dell’ikea pure per farsi i bidet, e come ben sai l’ikea non prevede il bidet, e comunque alla fine del contratto si ritroverebbe di nuovo a fare il barbone, però fuori dall’ikea, mo secondo te un barbone sotto contratto equivale veramente a uno che si è sistemato?”

solo che non gle lo dici perché sai che magari ti risponderebbe che a suoi tempi i giovani facevano i sacrifici e che tu sei solo un ricuttaro, quando poi lui è impiegato statale al comune di Calvizzano dal 1962 grazie alla raccomandazione di un pezzo di merda democristiano e il massimo di sacrificio che ha fatto nella sua vita lavorativa è stato cambiare l’inchiostro al timbro che si era consumato nel 1985 e ancora lo racconta come se avesse fatto la seconda guerra mondiale.

Gli altri individui abbastanza fastidiosi sono quelli che ti dicono la seguente frase “ in tempo di crisi il lavoro non lo devi cercare, ma te lo devi inventare!” … bella frase veramente… allora io una mattina mi sono svegliato e mi sono detto mo mi invento il lavoro; sono andato al supermercato sotto casa, mi sono messo il grembiule e mi sono piazzato dietro al banco salumeria a spicciare la gente, e devo dire che per una mezz’oretta ha pure funzionato questa cosa, poi il masto se ne accorto e mi voleva affellare come una mortadella.

Poi ho capito cosa si intende con questo fatto di inventarti un lavoro quando sono andato a fare un servizio all’inps di Napoli; erano le 7,30 del mattino e sul marciapiede c’erano già una cinquantina di persone, e l’inps apre i cancelli verso le 9,00, allora ho pensato “forse è meglio che mi arritiro a casa che qua alle 9,00 ci scappa il morto o se va bene se c’è qualcuno qua in mezzo che non è un falso invalido quando aprono i cancelli lo diventa veramente” mentre stavo avotando la capa al cavallo mi si avvicina un signore, a primo acchitto e data anche la fisionomia, ho pensato “questo è il parcheggiatore abusivo che mi segue ma tanto io so venuto col treno” invece costui esclama “ signore Nome, Cognome e un euro cortesemente” in pratica costui svolgeva un servizio di pubblica utilità che consisteva nell'annotare su un foglio lurido l’ordine di arrivo degli astanti in modo da permettere il regolare defluire dei fruitori dei servizi dell’inps  evitando risse, sparatorie o accoltellamenti, e in cambio chiedeva il ragionevole corrispettivo di 1 euro a persona. Mo premesso che quelle 50 persone alle 8,30 erano già diventate più di cento e facendo un rapido calcolo, posso dire con certezza che quest’uomo con una bic e un fugletiello guadagna più di un direttore di banca. Ecco.. costui è un genio! Questo significa inventarsi un lavoro! non quelli che vogliono fare gli imprenditori coi soldi di papà, inventarsi un lavoro vuol dire fare soldi a palate senza un minimo di investimento. Non è facile, bisogna avere una buona idea, però nella società schizofrenica in cui viviamo si sono aperte tante strade alla realizzazione di questo sogno. Allora io voglio suggerirvi quali potrebbero essere le figure professionali che potreste prendere in considerazione per fare soldi a sicchiate senza avere una lira, ovviamente per ogni suggerimento vi chiedo solo il ragionevole corrispettivo di 1 euro a persona:  



  1. ARTISTA CONTEMPORANEO



andate in una discarica qualunque e arrunzate quello che trovate: frigoriferi, lavatrici, cessi ecc… tornate a casa e saldateli tutti insieme, come vi viene viene, e poi dite a tutti che è un opera d’arte che vale un sacco di soldi e che raffigura una critica al consumismo sfrenato della nostra società odierna. Mo qualche strunzo che ha studiato a Lettere e sta leggendo questo post starà scapuzziando davanti al monitor in modo saccente come a dire “non è così che si fa arte contemporanea, io ho studiato, forza juve ecc…” allora io vorrei raccontarti di quella volta ( è giuro che è vero) che sono andato in un museo e dentro a una stanza vuota c’era un rotolino di nastro isolante che un giapponese aveva azzeccato al muro e quella era un’opera d’arte che valeva un sacco di soldi, quindi non mi rompere il cazzo a me e fatt e cazz tuoj, e comunque ti volevo dire che questo post sgrammaticato e volgare in realtà è un opera d’arte contemporanea che vale un sacco di soldi e c’ha dietro tutto un significato critico ma co cazz che ti dico qual’è …se non mi dai 1 euro a persona, anzi i laurati in Lettere 2 euri a persona. Afammokk.



  1. ASTROLOGO



Fare l’astrologo è facile, lo puoi fare su un sito, su un giornaletto oppure porta a porta, l’importante è che segui alcune regole fondamentali; devi essere sempre rassicurante, positivo e rimanere sempre sul vago. Ci sarà un Capricorno che oggi morirà ma tu non è che puoi dire “Cari amici del Capricorno oggi vi facete la cartella”. E poi devi inventarti un sacco di cose sui pianeti che entrano, escono ecc.. tipo “ la Luna ha le mestruazioni” “Saturno è entrato senza chiedere permesso” “Marte è andata in cassa integrazione” ecc… vi faccio un esempio: ARIETE: Amore: Uè Cuore! Vita mia! Tesoro t.v.t.t.t.t.b. Lavoro: Giove è entrata in Equitalia e non si sa quando esce, aparatevi la palla. Salute: se è primavera attenti all’allergia se è Estate non uscite nelle ore calde e bevete tanta acqua se è Inverno e/o Autunno mettetevi la Maglia della Salute. 





  1. CANTANTE



Per fare il cantante devi però avere delle specifiche caratteristiche: essere giovane, carino, ignorante e non saper cantare. Mo hai due strade da percorrere; o fai il neomelodico napoletano, allora ti vesti da cuozzo, ti allampi e canti malamente cose volgari e insulse oppure fai il cantante in italiano per le bimbominkie da Maria De Filippi allora ti vesti da cuozzo, ti allampi e canti malamente cose volgari e insulse.. mo scegli tu.



  1. LIFE STYLIST



Prima cosa devi essere gay e cattivissimo o fingere di esserlo, poi in pratica devi fare quello che facevi quando tenevi 15 anni e prendevi per il culo i tuoi amichetti poveri. Devi andare da queste persone, che poi saranno cresciute ma quei traumi gli sono rimasti, e devi deriderli per la loro povertà. Devi dire che si vestono come i Polacchi, che la macchina che tengono è una figura di merda con le ruote, che la loro casa sembra un bungalow di un campeggio a Paestum ecc.. e loro ti pagheranno per farsi dire come devono fare per fare meno schifo ai tuoi occhi, che poi pure tu fai abbastanza schifo.. è un circolo vizioso.



  1. FOTOGRAFO



Ce l’avrai un telefonino o una macchina fotografica?! E che cazz…